23 febbraio 2005

Miracolo a Milano

Io me lo ricordavo come un diavolo che con un padre-figlio-e-spirito- santo aveva ripulito tutti i suoi adepti che si erano fatti beccare con le mani sporche in Tangentopoli.

Me lo ricordavo come quello che metteva le stimmate della sacralità agli appalti vinti in mezza Italia con una strizzata di occhi e un regalino off-shore con il marchio della Compagnia delle Opere. Quello che aveva piazzato nelle principali Università italiane i peggiori Baroni, quelli più zozzi, quelli più corrotti, quelli che hanno prodotto più ignoranti.

Lo sapevo come un disgustoso integralista che non avrebbe sfigurato accanto ad un integralista islamico, ragionando con la stessa logica idiota ed infame. Lo riconoscevo razzista tra i razzisti, amico dei ladri, nemico della giustizia e della legalità, pronto a sfruttare qualunque terzo e quarto e quinto mondo nel nome del conto in banca della sua associazione cattolica.

Ma evidentemente mi sbaglio, da quello che leggo sui giornali e sento sui tg ho grossi problemi di memoria, visto che da ieri il fondatore di Comunione e Liberazione Luigi Giussani è diventato santo: sarà, ma io se fossi in Satana starei attento, che questo qui gli frega il posto.

22 febbraio 2005

Etico dilemma tra pinguino e ambiente

Nell'ultimo weekend londinese ho scoperto sulle pagine del The Times una rubrica particolarmente gustosa che non conoscevo. La rubrica si chiama "The Ethicist" ed è stata ripresa dalla analoga rubrica del New York Times. Su The Ethicist ogni settimana c'è selezione di lettere che propongono un qualche dilemma etico sul quale l'editorialista prova a dare una risposta chiarificatoria e definitiva, quando possibile.

La notizia di queste ore, quella dei pinguini nello zoo di Bremerhaven in Germania, è proprio il tipico problema che la rubrica affronterebbe. Per chi non l'avesse letta, la sintetizzo qui: in questo zoo tedesco ci stanno una decina di pinguini, probabilmente di una specie in via di estinzione. Si da' il caso che tre coppie di questi pinguini vivono felicemente la loro unione omosessuale, con l'approvazione del resto della comunità pinguinica. L'unica a non essere contenta è la direttrice dello zoo che vuole ostinatamente la loro riproduzione: i pinguini devono far figli, e che diamine! Dal suo punto di vista tutto sommato non ha torto: trattandosi di pinguini in via di estinzione, il suo compito è fare in modo che si riproducano. Per questo la direttrice furbetta ha ingaggiato quattro femmine pinguine di uno zoo svedese, con il compito di riportare "sulla retta via" i quattro pinguini gay.

Le quattro puttanelle hanno sfoderato tutte le loro armi di seduzione e tecniche amatorie ma pare abbiano fallito: sebbene i quattro pinguini gay siano stati separati e costretti a convivere con le femminucce il risultato è stato quello di una brutta crisi depressiva per le tre coppie gaie, che ora passano le notti a mandarsi richiami d'amore da una gabbia all'altra. Un bel pasticciaccio, insomma.

Il tema è quello dell'omosessualità tra gli animali? Forse. Ma anche quello della sopravvivenza della specie stessa. Con un pizzico di morbosità tutta umana che proprio non prende pace all'idea che una coppia felice possa essere composta da due persone dello stesso sesso. Io da buon animalista sarei pronto a tentare il tutto per tutto e quasi difenderei la direttrice dello zoo ma, dall'altra parte, c'è in discussione la libertà di questi splendidi pinguinelli che di scoparsi una femmina non hanno proprio voglia.

Non so cosa risponderebbe l'editorialista di The Ethicist. Ma so cosa farei io: se fossi uno dei pinguini, d'accordo col mio fidanzato, mi berrei un paio di gin tonic e una seratina d'amore con la pinguina svedese me la farei. Li facciamo contenti tutti e non se ne parla più.

NB: ho riscritto un po' questo post perché, causa svenimenti e malesseri vari, oggi ho scontri esistenziali con la grammatica italiana. Sorry

21 febbraio 2005

Neve e gelo in tutta Italia

Leggasi: NON è il momento giusto per andare a fare qualche vasca sulla Salerno-Reggio Calabria.

Pensiamo alla salute elettorale

Mi è arrivata, come a venti milioni di italiani, la famosa pubblicazione sulla salute del ministro Sirchia. Un'iniziativa importante, si diceva, che avrebbe insegnato l'uso intelligente dei farmaci e avrebbe consentito di risparmiare milioni di euro dalle casse dello Stato. Wow.

Potevamo aver dubbi sul fatto che questo governo avesse fatto qualcosa a favore dei cittadini e non, come di regola, per il proprio tornaconto personale o elettorale? Ma figuriamoci. La pubblicazione è, come certi quotidiani da un po' di tempo a questa parte, il pretesto per allegare una lettera di propaganda elettorale di due pagine firmata da Silvio Berlusconi. Uno spot pubblicitario pagato coi soldi del Ministero della Salute e non, come sarebbe più giusto, con quelli delle tasche di Silvio stesso.

La lettera di Silvio è scritta nel consueto italiano televisivo stile Jerry Scotti con il linguaggio adatto ai bambini di seconda elementare ai quali si possono raccontare bugie di ogni genere con la certezza che si riesce sempre a fregarli. Eccone alcune, di queste bugie, a partire dall'apertura con "Caro amico" (io amico di Silvio? cominciamo male...)
1) "...la difesa della salute degli italiani, funzione dello Stato alla quale abbiamo destinato risorse sempre maggiori" (falso: il Governo Berlusconi ha tagliato i fondi per la salute e le cifre dichiarate sulla lettera sono parziali ed errate)
2) "... il nostro servizio sanitario è considerato ottimo, anzi il secondo al mondo dall'Organizzazione Mondiale della Sanità" (da chi? questa è da querela!)
3)"...queste maggiori risorse" (leggasi minori) "... riducono le liste d'attesa nelle Regioni" (alle quali il Governo ha tagliato i fondi!) "attivando nuovi servizi" (veramente i servizi sono stati ridotti ed i prezzi dei ticket aumentati)
4) "il prontuario farmaceutico è stato ridisegnato per mettere a disposizione più farmaci gratuiti" (sicuro?)
5) "le spese mediche e i farmaci possono essere detratte dalla dichiarazione dei redditi, basta conservare ricette e scontrino della farmacia" (davero? tutte? pure l'aspirina? risate a scena aperta e standing ovation)
6) "io che ho l'orgoglio di presiedere il primo Governo che ha ridotto le tasse" (falso: altri governi hanno abbassato aliquote irpef prima di lui, che contemporaneamente ha creato tasse occulte e ridotto alla fame gli Enti Locali)

Insomma, io di bugie grosse come una casa ne ho beccate almeno sei. Ma si sa, ai telespettatori della Repubblica Italiana gli si può raccontare questo ed altro, eh! Già che ci siamo, potevamo pure raccontargli che della salute pubblica se ne occupa Babbo Natale che insieme alle renne ha curato la redazione del libretto allegato.

Approposito: il libretto sulla salute? Le 20 regole per l'uso corretto dei farmaci? Ci sono davvero? Ma certo che si: pagine e pagine di banalità note a tutti, alcune francamente sbagliate o discutibili, arricchite dalle vignette dal tipico cattivo gusto del vignettista di regime Giorgio Forattini, che non sia mai che un centesimo di euro finisca nelle tasche di un illustratore capace ma di sinistra.

11 febbraio 2005

Video mare quant'è bello

Notizia brevissima ma gustosa di carattere tecnologico (non dovrei, dato che sulla mia lapide ci sarà scritto che io "non mi occupavo di telematica a livello professionale"): la TRE inaugura il suo servizio di informazioni agli abbonati sul numero 412.

La novità è che a rispondervi in videochiamata ed in diretta ci saranno alcune ragazze di Sorrento e dintorni che, con l'aiuto di un visagista e di un insegnante di dizione, renderanno più piacevole l'informazione dal call-center sorrentino. Niente voci computerizzate insomma, ma ragazze belle come nu' baba' sullo schermo del videofonino.

10 febbraio 2005

Prodi corregge il tiro

Ok: l'altro giorno il buon Prodi ha pestato una merda: dichiarare la sua contrarietà ai matrimoni gay è stata una stupidaggine, soprattutto perché i giornali hanno riportato la sua opinione solo in parte ("matrimoni" gay no, "unioni di fatto" gay si) e perché resta il fatto che ci ha fatto incazzare lo stesso e che se Berlusconi avesse detto una roba simile staremmo già tutti in piazza a manifestare col lumicino in mano contro il razzismo della destra.



Per questo, Prodi ha corretto subito il tiro e ha presentato il nuovo logo dell'Ulivo che, in esclusiva nazionale, ZonaSedna vi propone nella sua versione originale.



Così che non ci siano più dubbi: c'è l'Unione e c'è pure una bella bandiera Rainbow.

07 febbraio 2005

Non si uccidono così anche i cavalli?

Intubato con l'ossigeno ed alimentato con una flebo, viene alzato dal letto di ospedale e messo a sedere davanti a una finestra. Gli viene chiesto di farsi "il segno della croce" davanti a un microfono. Ne esce un grugnito, un rantolo. Abbiate pietà per questo pover'uomo, davvero.

Quanto stanno al chilo i radicali stamattina?

Sui giornali si fa un gran parlare dei tentativi di entrambi i poli per concludere l'accordo elettorale un accordo elettorale con i Radicali Italiani in vista delle elezioni regionali di Aprile. Visto che la memoria ancora ce l'ho, io non riesco a non sogghignare pensando alla stessa vicenda del 1996 per le elezioni politiche, dove a "vincere" l'appoggio fu il Polo delle Libertà solo pochi giorni prima delle elezioni stesse.



Il Polo perse il Governo, e il nobile accordo politico-elettorale si trasformo in una gustosissima sceneggiata napoletana tra Lista Pannella e Polo delle Libertà (che aveva spuntato l'accordo ai danni dell'Ulivo pochi giorni prima delle elezioni), che finì in tribunale con il povero Silvio minacciato di pignoramento dei beni per non aver pagato gli alimenti, ossia i soldi pattuiti dall'accordo.



Dall'archivio radicale: lo sputtanamento e il pignoramento dei beni di Silvio, nonché un articolo di commento dell'Espresso

04 febbraio 2005

L'ingenuità degli onesti

Eccoci qua: una giornalista italiana è stata rapita a Baghdad. Ed ancora una volta, ad essere rapita è "una di noi", una che crede profondamente alla pace e che non voleva la guerra di occupazione dell'Irak.



Inutile ripetersi: al di là del bluff delle elezioni e di tutte le altre cazzate che ci stanno dicendo da mesi, l'Irak è e rimane un paese occupato militarmente da aggressori internazionali tra cui gli Italiani. E se gli irakeni beccano un italiano lo fanno prigioniero, come è giusto che sia in ogni guerra di occupazione. Lo farei anche io se mi trovassi nella medesima condizione.



I guerrafondai questo lo sanno benissimo da sempre: col cazzo che i Feltri, i Ferrara, i Minum, i Rossella e tutti i loro "giornalisti" smuovono il culo e vanno a fare i loro articoli da Baghdad; i pezzi si fanno guardando la CNN e la Fox News col portatile dalla scrivania di casa propria o al massimo dalla suite in un albergo in Arabia Saudita, quando proprio han voglia di una vacanza e di un bel rimborso da "inviato". A rischiare la pelle per fare informazione e giornalismo ci vanno oramai solo i Baldoni e tutti gli altri che sognano ingenuamente di divulgare un po' di verità su questa "guerra santa" contro i musulmani.



Speriamo il meglio per Giuliana: ma qui bisogna prendere atto che la guerra ha vinto e la pace ha perso. Gli interessi economici dei paesi industrializzati hanno vinto e noi abbiamo perso, noi che avevamo quel bel sogno di mondo democratico e multirazziale che altri non hanno avuto. Rassegnarsi e rinunciare ai sogni? Magari no. Ma il martirio o lo scontato rapimento a Baghdad possiamo risparmiarcelo, forse.

03 febbraio 2005

Preghierina a San Precario

Caro San Precario, tu che difendi i diritti dei lavoratori che sono vittime della legge Biagi, fammi o' miracolo.



Nell'ufficio mio certe vittime del lavoro precariale celebrano il rito pagano del fancazzismo dedicando le loro giornate a fare secondi e terzi lavori dalla postazione dove dovrebbero svolgere il loro precarissimo lavoro perché sai, devono arrotondare. Ma ti pare giusto?



Caro San Precario, io lo so che tu li difendi a spada tratta con tanto impegno e tutto sommato c'hai pure ragione, però a questi tuoi protetti pare non gli si possa dire proprio un cazzo perché la buonanima di Biagi quando scriveva la sua bella riforma s'è scordato qualche paragrafo importante, tipo quello sull'effettiva realizzazione del lavoro progettato. Tanto poi col cerino acceso in mano ci rimaniamo noi, che precari non siamo.



Quando ad esempio un co.co.pro scrive un documento, poiché è previsto nel suo contratto che lo scriva, poi questo se ne frega se la precaria collega che contrattualmente dovrebbe applicare operativamente il documento stesso non lo farà. Il primo non è tenuto a verificare, la seconda non è tenuta a leggere. Il risultato è che nessuno dei due fa un santo cazzo dalla mattina alla sera. San Precario mio, ma sei proprio sicuro che siano loro le vittime e noi i carnefici?



I co.co.pro possono svolgere una attività e portarla a termine quando cazzo gli pare perché tanto nel contratto a progetto non c'è mica scritto quando le attività vanno terminate: magari potrebbero svolgerla l'ultimo giorno di contratto cinque minuti prima della scadenza, e tu rimani col fiato sospeso fino all'ultimo manco fosse un film di Dario Argento.



Assumersi delle responsabilità? Ma figuriamoci: il santino della Santa Responsabilità è sempre scivoloso nelle mani dei collaboratori. Affidabilità sul lavoro? Ma de che. Appaiono e scompaiono dall'ufficio quando vogliono, meglio della Madonna dell'Altomare che è costretta a piagnucolare ad ogni apparizione senno' non se la cagherebbe più nessuno. Se pure uno volesse incazzarsi, prima bisogna riuscire ad acchiapparli.



S.Precario, io stasera sono uscito alle 23.00 dall'ufficio per risolvere i casini fatti da un farabutto con le stimmate di San Precario che ha scaricato su di me i danni di due mesi di fancazzismo suo. Fammi la grazia, te lo chiedo per piacere: trovagli un lavoro fisso che gli dia tanti soldi e lo faccia ricco, felice, con la Ferrari testa rossa e la fidanzata che fa la velina su Canale 5. Però portalo lontano, lontano dalla scrivania mia.