31 maggio 2005

Se della rapita non ce ne frega niente

Quindici giorni fa Clementina Cantoni, una giovane ragazza italiana che lavora per l'associazione umanitaria Care International, è stata rapita in Afghanistan.
"Un buon affare", avranno pensato il gruppo di criminali comuni che hanno organizzato il rapimento: l'Italia è un paese che paga i riscatti senza troppe storie, purchè l'alleato americano non si metta in mezzo a sparare contro l'uomo con la valigietta piena di dollari per dargli una lezione. "In poche settimane saremo ricchi", avranno pensato i criminali, "e pronti per una nuova vita da nababbi a Las Vegas, con o senza le 70 vergini di rigore".

E invece: niente. "Too little, too late", direbbe qualcuno. L'Afghanistan non va più di moda da due anni e una maglietta per la pace a Kabul con la pashmina non se la mette più nessuno, manco Lilli Gruber. Bruno Vespa è troppo impegnato a promuovere l'astensionismo ai referendum e non ha un minuto libero in trasmissione. Il petrolio afghano è già saldamente nelle mani Usa, quindi Giuliano Ferrara e il suo codazzo di giovani neoco-glioni non hanno interessi americani e fondi di investimento personali da difendere, poi c'è grossa crisi per il crollo degli ascolti del talk show della Bignardi che quella sì è roba seria. La sinistra italiana infine non ha tempo per occuparsi del rapimento, che sta impegnata nelle preparazioni di pane e cicoria e nella tradizionale auto-distruzione del poco che si era costruito.

Rapitori: non sperate nelle manifestazioni e negli appelli del Papa, che il polacco è morto e quello nuovo pensa solo ai cazzi suoi. E pure la nostra coscienza collettiva laica è già abbondantemente assorbita nell'organizzazione delle vacanze o con la testa su Totti escluso dalla Nazionale. Inutile fare ultimatum omicidi ogni mezz'ora, che qui c'abbiamo da fare e tanto crediamo che non li rispettiate. Inutili gli appelli in video con l'ostaggio legato e con due mitra puntati al volto, che tanto non abbiamo manco interrotto le repliche di Buona Domenica e di Telecamere, l'abbiamo mandato solo alle otto dopo lo scudetto alla Juventus.

Le due Simone sfondavano il video, facevano audience: la povera Clementina con gli occhietti strizzati per vederci qualcosa, visto che gli avete tolto gli occhiali, al massimo va bene per lo spot della associazione ottici italiani nel mese della prevenzione.

Dispiace dirvelo, ma a noi della rapita non ce ne frega assolutamente niente. This is Italy.

26 maggio 2005

Follie familiari

Purtroppo quanto scritto qualche giorno fa sul post Natural Born Families viene confermato dalle notizie di stamattina. Confermo la mia tesi: chi pensa ancora che le famiglie siano sempre e comunque il luogo migliore nel quale allevare dei bambini è un pazzo.

25 maggio 2005

Desperate housewives finisce così

Io ODIO i telefilm a puntate, quelli che devi guardare con continuità per sapere cosa succede, altrimenti se perdi un episodio non ci capisci più nulla. Negli anni '80 avevo retto con fatica Dancing Days con Sonia Braga e mi ero ripromesso di non cascarci mai più.

Purtroppo mi sono fatto fregare da Desperate Housewives, la serie americana con una trama assolutamente ridicola ed improbabile zeppa di figli misteriosi, omicidi improvvisi, ritorni dal passato, vicini ficcanaso etc.etc. E a me sta cosa creava ansia, eh già.

Per fortuna esiste Internet: tre giorni fa negli Stati Uniti è andata in onda l'ultima puntata della serie, dal titolo "Una giornata meravigliosa". E questo è il finale:

MaryAliceavevaprimarapitoilfigliopazzoZachdaunadrogatachepoiera
lamogliediMikeepoilavevaammazzataperchéquestavolevariprendersi
ilfigliomapoisièpentitaeperquestonellaprimapuntatasièsuicidata.

Ecco. Mi sono tolto un peso.

Comunicazione telematica alla radicale

Da alcune settimane è in corso uno scontro infinito nei forum culturali di "Quaderni Radicali" che vi invito ad andare a visitare quando avete un bel po' di tempo libero. E' roba che potrà risultare interessante a chi segue le dinamiche di comunicazione su Internet, si appassiona di bande di utenti organizzati e roba simile. Troverete un gran casino, ma piuttosto divertente, sul tema del "buddismo" in stile Soka Gakkai.

Per chi non lo sapesse, la Soka Gakkai è una potente organizzazione giapponese che promulga una dottrina religiosa simil-buddista, dato che non si rifà a nessuna delle scuole tradizionali di buddismo e da queste non è riconosciuta. La struttura è nata negli anni 60 insieme al partito giapponese di centro destra Komeito, fondata da Daisaku Ikeda, tuttora leader spirituale del partito e della religione suddetta che vanta qui in Italia almeno 10.000 iscritti.

Il tema discusso accesamente nei forum di Quaderni Radicali è la scoperta che, proprio come certe organizzazioni italiane tipo Opus Dei o C.L., dietro alla associazione religiosa pare si nasconda un potente impero economico grazie al quale Daisaku Ikeda risulta essere tra i venti uomini più ricchi di tutta l'Asia, sebbene non svolga ufficialmente nessuna professione se non quella di leader "religioso" e ovviamente politico nel Komeito al governo.

Aggiungi che il partito Komeito si sta distinguendo in queste settimane per una intensa campagna politica a favore del riarmo nucleare del Giappone, cosa che stride decisamente con le campagne pacifiste che l'organizzazione Soka Gakkai afferma di sostenere nel mondo anche come NGO riconosciuta all'Onu. Mettici anche che agli adepti italiani è toccato pure vedere indagato il loro Alessandro lo Presti, assessore al bilancio dei DS della provincia di Firenze nonché responsabile dell'Istituto Soka Gakkai italiano, dalla procura fiorentina nella vicenda della certificazione delle firme false della Lista Mussolini. Insomma, il mix giusto per creare un dibattito di sicuro successo.

Su Quaderni Radicali fioccano interventi pro e contro, drammatiche testimonianze di ex adepti, richieste di intervento dei magistrati e di pubblicazione di bilanci dell'Associazione, scismi tra adepti e siti web paralleli per contarsi ed organizzarsi, appelli alla riconciliazione nel nome del Sutra del Loto, link alle associazioni delle vittime della Soka Gakkai, preghiere per il perdono dei miscredenti e minacce di morte o di mancato sostegno da parte degli "shoten zengin" (angioletti buoni) in caso di difficoltà per chi diffama la Soka Gakkai, i consueti insulti al calciatore Baggio, uno degli adepti più popolari dell'associazione, nonché una raffica di improperi da collezione.

Ad averci il tempo ci sarebbe da scriverci un libro perché ci si ritrova il meglio e il peggio delle dinamiche di gruppo via Internet. Tutto senza filtri ne' censure, nello stile storico dei Radicali Italiani. Date un'occhiata :)

23 maggio 2005

Avercela d'oro

Com'è che si dice? Ma quella lì, ce l'ha solo lei? Ce l'ha mica d'oro? Ecco, questo è un caso che conferma certe teorie.

Mi è capitato di vedere in Tv un po' di sere fa l'attrice Anna Falchi che si presentava da Chiambretti come produttrice cinematografica e presentava la sua ultima produzione. Ora, da quel che ricordavo io, Anna Falchi era una delle migliaia di attricette che, dopo i consueti cinque minuti di celebrità, erano finite nel cassonetto differenziato delle veline che nulla sanno fare e quindi rapidamente dimenticate. Una in attesa di reality-show, insomma.

Mi sono chiesto: come ha fatto a resuscitare? Chi diavolo le ha dato i soldi per produrre addirittura un film e distribuirlo nei cinema, con quello che costa? E' venuto in soccorso l'amico che si nutre di pane e Dagospia, il quale mi ha spiegato: la signorina in questione è la compagna (forse moglie, boh) dell'imprenditore che in questi giorni sta scalando il gruppo editoriale RCS-Corriere della Sera, tal Stefano Ricucci. Tutto chiaro, insomma, da dove arrivino i soldi per produrre film.

Io mi sono immaginato il sig. Ricucci mentre gliela lucida col Sidol per tenerla brillante come fosse nuova. Come scena non è niente male, la racconterò al prossimo che viene a parlarmi delle donne come soggetto debole della società moderna.

22 maggio 2005

Meglio Cuba che Villa Certosa

Leggo del ritorno in italia di Francesco Battistini del Corriere della Sera dopo l'espulsione da Cuba. C'è da sorprendersi? Non direi. Questi i fatti: a Cuba c'è in questi giorni una manifestazione dei dissidenti anti-Castro. Il regime cubano ha vietato da mesi la manifestazione ed ha avvertito i giornalisti internazionali di non recarsi a seguire la manifestazione perché sarebbero stati bloccati e rispediti a casa. Il Battistini come tanti altri è andato a Cuba con il visto da turista ma, appena si è messo a fare interviste, è stato restituito al mittente. Nulla di sorprendente, quindi. E se stavolta era l'occasione buona per parlare di Cuba, il Corriere (come d'altronde ha fatto Repubblica) ha preferito giocarsi la carta dello scoop del giornalista bloccato ed estradato che probabilmente fa più notizia rispetto a quella di un regime più che discutibile.

Va tenuto conto che Battistini non è un certo un giornalista d'assalto, non è Baldoni o un freelance. E' piuttosto un classico inviato del Corriere, uno di quelli che le guerre le guarda sulla CNN dall'unico albergo a cinque stelle rimasto in piedi mentre attorno ci sono i bombardamenti, come dice lui stesso: "In Iraq era molto difficile stare li. Uscire dall?albergo era un rischio altissimo... allora ho pensato fosse meglio rientrare."
L'unica volta che si è trovato in difficoltà è stato quando, insieme ad altri sei colleghi giornalisti pantofolai italiani (Messaggero, Sole 24 Ore, il Mattino: gente che non va certo in cerca di rischi) si è fatto sorprendere dai militari iracheni mentre entrava a Baghdad senza aver pagato la dovuta mazzetta al regime. Furono fermati alcune ore e quindi portati nel tranquillo Hotel Sheraton a trastullarsi col telecomando con mille scuse.

Un suggerimento: c'è un luogo in Italia dove è proibito recarsi, alla stessa maniera de l'Avana nelle zone dove è in corso la manifestazione dei dissidenti. Un posto in Italia dove ai giornalisti è proibito l'accesso nelle aree circostanti e dove si viene rispediti a casa in eguale maniera. Sig. Battistini, tiri fuori le palle per una volta: vada a fare l'inviato in Sardegna di fronte a Villa Certosa, la villa proibita di Berlusconi, vada a documentare gli abusi edilizi e la cascata artificiale che Silvio si è costruito coi soldi dello Stato, vada a vedere come è stato costruito il finto teatro greco nella proprietà di Silvio, vada ad intervistare i muratori che hanno costruito quello scempio, vada a confrontarsi coi Carabinieri che proibiscono l'accesso a tutta l'area circostante. E stia attento, lì si, a "non farsi mettere in tasca qualche bustina di qualcosa", pratica frequente da queste parti.

Paura, eh?

20 maggio 2005

Provocazione di fatto

Nei commenti al post precedente il buon Matteo scrive giustamente che l'accostamento tra crisi della famiglia tradizionale o dei rapporti umani in generale ed affidamento alle coppie di fatto, anche omosessuali, dei figli in difficoltà come soluzione alla suddetta crisi è un po' spericolato. E' vero: starei per dire che si trattava di una provocazione un po' ardita, potrebbe sembrarlo. Eppure, riflettendoci bene, è proprio qui che bisogna lavorare affinché certe soluzioni non sembrino più una mera provocazione.

Se trent'anni fa la domanda poteva ancora essere "Meglio un figlio morto che un figlio gay", non sarà il momento di provare a chiederci anche qui in Italia se è meglio un figlio morto che un figlio adottato da un gay? A me fa paura la gente come Buttiglione, che ha paura anche a sentire la domanda. L'assolutismo che fa pensare che una famiglia naturale sia sempre il meglio che c'è.

Un figlio adottato da una coppia gay dovrà subire discriminazioni nella vita per via della sua famiglia non-tradizionale? E' possibile, ma si può ragionare e lavorare anche su questo. In America lo stanno già facendo: con i libri, con la tv, con l'informazione, con la cultura, mostrando qualche esempio positivo. Si potrebbe iniziare anche qui, anche se con la tv italiana ed il modello Platinette e Jonathan del Grande Fratello non andremo troppo lontano.

19 maggio 2005

Galletta integrale venduta al capitalismo

"La tradizionale ricetta svedese dal 1919", dice la confezione. E io li compro con tanta sicurezza. Sto parlando dei Wasa, le gallette integrali di segale con le quali sostituisco spesso il pane. Perché qui, sappiatelo, ci si nutre con roba sana e di agricoltura biologica. Mica quella immondizia della Barilla, ah ho! Il pane sintetico del Mulino Bianco Barilla, quello che comprano tutti, che dura due anni e sembra sempre morbido grazie all'alcool denaturato mischiato alla farina di grano modificato col cavolo che io lo mangio, mi dovete obbligare con la forza.


I miei Wasa non sono così: sono integrali e naturali, hanno pure il marchio di approvazione di sua maestà The King di Svezia, o forse di Danimarca, boh. E costano, i miei Wasa, mica come quella robaccia del Mulino Bianco che vi mangiate voi comuni mortali, etc.etc. Si fa fatica a trovarli nei supermercati, che vi credete? Eh si, perché quelli semplici si vedono in giro, ma quelli integrali e biologici si trovano proprio con difficoltà. Una roba eccezionale, per pochi eletti. Eh già.

Oggi, casualmente, ho girato a 180 gradi la confezione di Wasa dalla quale stavo afferrando la preziosa galletta. Una scritta piccolina diceva: "Prodotto da Barilla Alimentare SpA, Parma.". Sigh.

Natural born families

E' di queste ore l'ennesimo caso di bambino ammazzato misteriosamente dove, con tutta probabilità, si nasconde una messa in scena. C'è il furto in una casa dove non c'era niente da rubare e lo sapevano tutti, c'è una madre legata ed imbavagliata con dello scotch che chiunque avrebbe potuto togliersi e senza un graffio addosso, c'è un padre che come per presagio torna a casa all'improvviso dal lavoro per scoprire la scena del delitto.

Un classico, insomma: l'unica vaziazione sta nell'assenza del tipico "feroce gruppo di sporchi albanesi", grazie al quale in Padania si fanno da sempre grandi affari ai danni delle assicurazioni contro furti e incendio. Stavolta ci sarebbe un solo assassino che ha legato e imbavagliato la madre del bimbo che però, ovviamente, non riesce a dargli un'identità.

Con tutta probabilità tra pochi giorni sapremo che questa è la consueta storia di disperazione familiare con tradimenti, parenti gelosi, disoccupazione e figli non voluti, dove un raptus di follia ha portato uno o entrambi i genitori all'omicidio del proprio figlio. Un figlio che poteva essere dato in affidamento ad altri per brevi o lunghi periodi, poteva essere fatto adottare da coppie che non aspettano altro, poteva essere disconosciuto legalmente un attimo dopo averlo partorito in ospedale ma che, pur di non tradire l'immagine della Sacra Famiglia, è meglio macellare come un agnello come ha fatto Anna Maria Franzoni al suo povero Samuele, nel nome di una "Famiglia" che nella vita e nella cultura di tutti i giorni non esiste più.

Qualche giorno fa nei commenti su questo blog si diceva: "non è giusto affidare bambini alle coppie omosessuali, spiegatemi come può crescere un bambino senza il naturale equilibrio tra mamma e papà". Al prossimo che mi parla di naturali equilibri lo prendo a calci nel culo.

17 maggio 2005

E siccome che siete cécati...

... vi faccio notare che qui sul planetoide Sedna ha aperto ufficialmente uno spazio di cazzeggio dove le vicende serie e politiche sono vietate. Il Discobar di Zonasedna lo trovate qui, mentre nel box a destra di questa colonna trovate segnalati gli ultimi post.

16 maggio 2005

Incubo vacanze

Da cinque mesi mi sembra di vivere dentro uno di quei film giapponesi del terrore dove accadono cose orribili ed assolutamente prive di senso lungo tutta la sceneggiatura: l'incubo si chiama: "Organizziamo le vacanze con un po' di anticipo".

Io questo film non l'avrei proprio voluto vedere, visto che di norma decido allegramente dove andare in vacanza l'ultima settimana di Luglio, ma si da' che il viaggio non lo faccio da solo. Tetri uffici del turismo argentino con ragazze obese come mucche di McDonalds, alluvioni di manualistica e brochure, minacciosi itinerari con liti furiose all'ultimo sangue, etc.etc.

Giurin giurello, l'anno prossimo le vacanze le decido in aeroporto il primo agosto, facendo testa o croce sul numero di sportello al quale dirigermi per acquistare il biglietto last-minute.

12 maggio 2005

Reality show a MonteCitorio

Dopo Dolcenera e Francesco Baccini su RaiDue, una nuova love story segreta appassiona l'Italia: la presunta relazione tra Gianfranco Fini e la ministra Prestigiacomo. "Uno squallido pettegolezzo", ha dichiarato lui. "Sono solo cattiverie" conferma lei. "Gliela ha data, gliela ha data!" dicono tutti gli altri.
Presto, Gianfranco e Stefania: nel confessionaleeeeee!

10 maggio 2005

E' arrivato il supermercato!

Sono sconvolto: per la prima volta nella mia giovane vita (29 anni a Gennaio, calcolati sul calendario Rettoriano), mi ritrovo ad abitare vicino ad un supermercato. Finora per me erano sempre stati luoghi lontani, da raggiungere preferibilmente nel weekend con un certo fastidio. Nella casa dove sto da 8 anni, nel quartiere Monteverde vecchio a Roma, non ce n'era traccia, ne' ai Parioli dove sono nato. Questo significava in cambio una miriade di piccoli negozi di alimentari, con prezzi un po' più alti ma anche tante chiacchiere piacevoli coi venditori.

Ora, nel cuore del quartiere, un autosalone si è trasformato in un luminoso ed invitante supermercato GS. All'inaugurazione, noi della zona ci muovevamo nei nuovi locali come fossimo alla scoperta di una astronave. Ho già fatto la tessera GS cartaAmica, ma mi sento tanto colpevole. Sigh.

Corsa all'Auditel col film proibito

Stasera, se non ci saranno ulteriori colpi di scena, la rete nazionale "Canale Italia" trasmetterà alcuni spezzoni del film "Submission", un drammatico cortometraggio sulla condizione femminile nell'Islam più conservatore, del regista olandese Theo Van Gogh, ucciso da un fondamentalista islamico contrario in reazione a questo film.

Canale Italia è nota nel settore televisivo col nomignolo di TeleGasparri, perché nata e cresciuta a livello nazionale grazie ai soldi elargiti dall'ex-ministro al suo amico imprenditore padovano Lucio Garbo, sotto forma di finanziamenti all'emittenza locale. Tv che ora più che mai è disperatamente in cerca di un po' di visibilità.

Ricordate la scazzottata in diretta tra Adel Smith, presidente dell'Unione Islamica, aggredito da un editorialista de Il Foglio? Ecco, era un loro trasmissione. E' la stessa emittente che ogni giorno, tra una televendita e una hot-line, trasmette un flusso continuo di insulti telefonici contro i meridionali italiani, i musulmani, i cinesi, i negri e qualunque altro extracomunitario tra le risatine del sedicente giornalista in studio che dovrebbe filtrare le telefonate. Roba vecchia, già vista su RadioRadicale vent'anni fa, e infatti il Canale Italia continua a non filarselo nessuno.

Due settimane fa Canale Italia aveva annunciato, con un bel battuage pubblicitario in Parlamento sostenuto da Lega ed An, la trasmissione del cortometraggio... salvo cancellarla a due ore dalla diretta tanto la pubblicità c'era stata comunque. Questione chiusa insomma? Mica tanto.

La guerra tra morti di fame dell'Auditel è roba seria: ora che RaiDue ha annunciato la trasmissione per il prossimo giovedì di metà del cortometraggio durante il fallimentare programma informativo "Punto a Capo" di Giovanni Masotti, a Canale Italia tentano il sorpasso in extremis.

E quindi stasera ci saranno un po' di spezzoni di Submission con il consueto, ampio e rappresentativo dibattito nello stile di Canale Italia: il direttore de La Padania, un paio di deputati leghisti, Elisabetta Gardini, ex valletta tv e ora coordinatrice di Forza Italia e tale don Floriano, fondatore di una setta scomunicata legata al vescovo Lefevre. Che dire: se questa è l'informazione libera, quasi quasi preferisco il burqa. (Update: al dibattito hanno aggiunto un deputato della Margherita)

Per vedere (in versione integrale) Submission, lo trovate qui.

05 maggio 2005

Superaccessoriato

Qui sul treno verso Bologna, mi sento l'uomo degli accessori: un cellulare di lavoro, il videotelefono con connessione Web e tastiera bluetooth da tavolo, cuffietta alle orecchie con selezione mp3 (Placebo, Gwen Stefani, U2 e qualche classico anni 70).
Accanto, la mia gatta Càmila nella sua gabbietta con annessa pallina, campanellino, croccantini e guinzaglio da passeggio. La intrattengo, rispondendo ai suoi miao con analoghi miagolii. Non so, se mi vedessi dall'esterno mi troverei inquietante.
(Guinzaglio da passeggio per gatti: 10 euro)

04 maggio 2005

Ratzinger vilipendia i cattolici: arrestatelo!

Leggo che per l'ennesima volta hanno sequestrato il sito italiano di Indymedia (http://italy.indymedia.org), stavolta per avere pubblicato un fotomontaggio con il volto del Papa in abiti da nazista. Il gip Marco Patarnello evidentemente ignora la biografia del sig. Ratzinger che è stato effettivamente iscritto alla gioventù nazista ed ha quindi appartenuto ad una organizzazione di criminali. Non è un'ingiuria: è la storia personale del sig. Ratzinger.

Dal mio personale punto di vista, è il Papa stesso, che quel genere di abiti ha effettivamente indossato in passato, che forse non avrebbe dovuto essere eletto Papa.
Se proprio vogliamo cercare un reato ed un colpevole, è proprio questo Papa che con la sua storia vilipendia la religione cattolici e tutti i cattolici. Intervenga, quindi, ed arresti quel pericoloso individuo. Ma lasci stare la libertà di informazione.

Link alla notizia Reuters

01 maggio 2005

La versione americana: colpa dei telefoni.

E' arrivato il rapporto americano sulla morte di Nicola Calipari e, come suggerisce Macchianera vale la pena di leggerlo in versione completa senza gli omissis che dovrebbero nascondere le parti più riservate del documento. Basta un po' di copia e incolla... e la storia diventa completa.

Le persone coinvolte nella uccisione di Calipari e nel ferimento di Giuliana Sgrena sono sette, tra cui: il capitano Michael Drew come comandante; Robert Daniels, ufficiale alla compagnia 1-69IN; Nicolas Acosta luogotenente che guidava il posto di blocco BP541; Luis Domangue, impegnato a puntare il raggio laser verde sui conducenti delle automobili che passavano e il nome più importante, lo specialista Mario Lozano della New York Army National Guard che dalla torretta illuminerà l'auto di Calipari e sparerà mitragliatore. Da più parti si cercava di immaginare chi fosse stato a sparare: è stato un hispanico che per due soldi è andato in Iraq in cerca di "fortuna".

Ecco i fatti tenendo conto anche degli "omissis" che in effetti ricuciono i pezzi mancanti: alle 19.16 il Capitano viene informato del passaggio di una macchina VIP e, considerando la situazione rischiosa, decide di mettere dei posti di blocco per garantire al massimo la sicurezza. Assegna quindi al posto di blocco 541 un gruppo guidato dal luogotenente Acosta.

Alle 19.38 Michael Drew informa i posti di blocco della partenza tra 5 / 10 minuti e del successivo passaggio della vettura VIP, ma la macchina non arriva. Successivamente Drew comincia a protestare con il Comando perché i soldati non possono rimanere fermi e indifesi ad aspettare la macchina per più di 15 minuti, si lamenta perché non è in grado di assicurare la sicurezza adeguatamente, insomma si è rotto le scatole di aspettare gli Italiani. Dalla postazione 1-69IN gli viene detto e ripetuto più e più volte che il convoglio deve ancora partire ma che passerà e che quindi deve rimanere in posizione (e non rompere i coglioni insomma).

Fino alle 20.30 il capitano Drew insiste nei suoi lamenti e chiede di poter togliere i posti di blocco ma gli viene ulteriormente confermato il passaggio entro 20 minuti. La macchina nel frattempo sta effettivamente partendo in direzione aeroporto. E' qui che succede il fattaccio: il Voice Over IP (la telefonata via Internet) non funziona più e allo scocciatore Drew non arrivano più informazioni dal comando 1-69N. Avrebbero dovuto farlo via onde medie FM, ma non l'hanno fatto.

"Battle Captain was using only VOIP to communicate, therefore losing its only communi cation link with 1-69 IN , other than going through 4 t h Brigade. (A nnex 97C). As a result, the Battle Captain was unable to pass updated inform ation about the blocking m ission either directly to 1-69 IN , or to 4 t h Brigade. He did not attempt to contact 4 t h Brigade via FM communications."

Alle 20.45 sono già passate 15-30 macchine davanti al posto di blocco BP 541 e dei VIP ancora nessuna notizia. L'ispanico Mario Lozano aspetta nella torretta, con il suo M240B del quale è da poco esperto ("on which he had last qualified just five days before") puntato in basso.
Alle 20.50 Mario vede l'auto arrivare ed accende con la mano sinistra il faro per illuminarli. Il tenente Domangue vede accendersi il faro, e conseguentemente punta il suo raggio laser verde verso il conducente dell?automobile.

Secondo gli americani, l'auto continua a correre e non rallenta anche perché chi la guida sta parlando contemporaneamente al cellulare ("Mr. Carpani was dealing with multiple distractions including talking on the phone while driving").

Mario Lozano non si trattiene e con la mano destra comincia a sparare mentre con la sinistra cerca di controllare il faro: dovrebbe sparare attorno all'auto, verso le ruote, il motore, ma (anche se il rapporto non lo dice esplicitamente) combina qualche casino ("Specialist Lozano did not drop the spotlight until after he fired the warning shots, then immediately transitioned to two hands on his weapon as he fired the disabling shots."). Il resto è noto. A mio parere di responsabilità ce ne sono, ed anche molte.