31 ottobre 2005

Defacing Splinder!

Deve essere stato un brutto risveglio per i sistemisti di Splinder stamattina, quando qualcuno li ha avvertiti dell'hackeraggio del principale aggregatore di blog italiano. Dalla homepage fino a tutte le pagine dei commenti, il team Zoroca ha colpito cosi':


(clicca per ingrandire l'immagine)

Qui la "firma" del Zoroca Team lasciata in homepage

E' bastata la consulenza, si dice, di un gruppo di amici brasiliani bravi col computer per buttar giu' in qualche minuto decine di migliaia di blog.

Certo, sono stati buoni e lo scherzetto l'hanno fatto ad Halloween, il momento piu' appropriato, senza fare danni seri, sebbene potessero farne quanti volevano. Pensate: potevano cancellare tutto quanto c'era sui blog di Splinder: post, interventi, commenti, pupazzetti, canzoni, foto, poesie adolescenziali, blogger tirapiedi, etc.etc.

Per ora (lunedi' mattina) i sistemisti stanno ancora a riavviare Apache Tomcat per rimettere in piedi il tutto. Ma le tracce sono rimaste, e per documentarvi sulla vicenda potete passare di qui, ci trovate anche le chat di contrattazione coi sudamericani. "Non parliamo inglese but we understand Totti language": un mito.

http://www.scavenger.ch/yabb/index.php?board=82;action=display;threadid=4704

26 ottobre 2005

I figli di fatto alla faccia di Benedetto

Da un sondaggio Eurostat risulta che nell'Unione Europea un figlio su tre nasce al di fuori del "matrimonio tradizionale". Il dato è di per se interessante: il 31% dei nati arrivano da coppie di fatto o da donne single, insomma da unioni libere. Ma ancora piu' interessante e' scoprire dov'e' che il "matrimonio tradizionale" risulta essere una usanza ormai superata.

La sorpresa arriva dalle repubbliche baltiche: in Estonia il 58% dei figli nasce da unioni diverse dal "matrimonio tradizionale". In Lettonia la percentuale è del 45%. Fanno compagnia le tradizionali democrazie più avanzate del mondo, quelle scandinave e nord-europee: 55% in Svezia e 45% in Danimarca di figli nati da unioni libere.

Come vanno le cose in Italia: male, malissimo. Siamo i terz'ultimi, ancora costretti dal clima culturale che impone il ciclo laurea-lavoro-matrimonio-gravidanza-separazione alla maggior parte degli Italiani. I figli nascono nella "coppia benedetta da Benedetto XVI" per l'85%. Peggio di noi solo Cipro e Grecia, dove i bambini nascono da unioni libere solo al 4%. Curioso anche questo: bigottismo della religione ortodossa o cos'altro?

25 ottobre 2005

Reminiscenze ansiogene

Non so a voi, ma a me questo leggere sui giornali di Craxi e De Michelis mi fa accapponare la pelle. Rivedere quel maledetto garofano rosso in giro, quei congressi con la tecnostruttura di Gio' Pomodoro, quei dibattiti sul "come occupare più poltrone, schierandoci da una parte o dall'altra?" mi fanno tornare brutti ricordi in mente, flashback di pentapartiti, ciriacidemita, spadolini e spadoloni, finte bionde e nani da giardino.

Sono passati 15 anni? Sono cambiati? Chissà. Io riprendo ad allenarmi al lancio di monetine, non si sa mai.

22 ottobre 2005

Delusione all'ufficio politico di Scalfarotto

Purtroppo un'altra brutta notizia colpisce duramente la limpida carriera politica di Ivan Scalfarotto e l'attuazione del suo efficace programma elettorale: Ivan, che dopo le primarie si era candidato alla sostituzione di Albano Carrisi sull'Isola dei Famosi, è stato scartato dalla redazione. Sull'Isola andrà Costantino Vitaliano, il bello di Canale 5, già partito ieri da Milano verso l'isola. Blogger e fans in rivolta: su Tom-on-line il dramma in diretta dei sostenitori.

21 ottobre 2005

La beffa degli Oscar

Qualche settimana fa avevo parlato della candidatura agli Oscar americani del film di Saverio Costanzo che, nonostante il fiasco nelle sale e il modesto valore artistico, aveva sbaragliato la concorrenza interna (i film di Veronesi e della Comencini, in particolare) per motivi che, a mio parere, erano legati soltanto al potere del cognome che porta.

Credevo fosse una brutta vicenda già archiviata tra le tante della nostra Italietta ed invece ci sono stati inattesi sviluppi. Dapprima, come mi ha allertato Lorenzo, c'è stata la figuraccia dei giurati italiani: troppo presi dall'ossequiare il figlio del potente Maurizio Costanzo non si erano neppure accorti - chissà se il film l'avevano almeno visto - che la pellicola NON è in lingua italiana e quindi non poteva essere candidata agli Oscar per il migliore film straniero per conto degli italiani. Una figuraccia clamorosa, confermata dalla lettera dell'Academy che, cortesemente, rifiutava il film.

La scorsa settimana sono tornati in pista gli altri film, quelli scartati per far posto a Costanzo yr. ; oggi però l'ultimo colpo di scena: la giuria deve averne combinata un'altra delle loro e Luigi Veronesi, che veniva dato per sicuro vincitore della nuova selezione, ha deciso di ritirare il proprio film dalla selezione stessa da una parte per difendere, a suo dire, le scelte "autonome" della giuria italiana ma soprattutto per togliersi di mezzo da questa brutta farsa.

Ora che succede? Difficile saperlo. Ci sarebbe il film meraviglioso della Comencini, forse il bruttino Ozpetek, ma vista la giuria non mi stupirei che il film di Costantino, il bel fighetto di "Buona Domenica", e di Kledu qualchecosa, il ballerino albanese di "C'è posta per te", due altri capolavori cinematografici realizzati attorno al clan Costanzo, avessero ora delle concrete possibilità. Viva l'Italia, anzi, pardon, la Federazione delle regioni dell'ex-Italia.

20 ottobre 2005

Rapidi aggiustamenti logistici

Da oggi l'Italia non esiste più e siamo tornati al livello dei granducati medioevali: stabilito che siamo una federazione di venti regioni e che ognuno fa un po' come cazzo gli pare, io procederei subito col dichiarare guerra a quelle teste di cazzo che vivono a Milano. Cosi', tanto per togliersi qualche soddisfazione da subito. Eh?

Scalfarotto back to London

Sono felice delle pernacchie che ha rimediato tal Ivan Scalfarotto, candidato liberal delle primarie dell'Unione, nato da una trovata giornalistica di Giuliano Ferrara e dalla sua cricca, dai sofrini vari che avevano convinto pure tutte le più illustri sedicenti "star della blogosfera" nel lancio in grande stile di quella che voleva essere una provocazione.

La sua candidatura era nata con tutta probabilità in seno alle grandi menti dell'intellighenzia di destra per fare un po' di casino all'interno delle Primarie e per giocare sull'effetto Tony Blair, per capirci, quello con il motto "Governo coi voti dei democratici ma faccio peggio dei peggiori conservatori".

Qualcosa però deve essere andato storto, perché dai cassetti della Casa delle Libertà non è uscito mezzo euro per fargli campagna elettorale contro Prodi. La grancassa mediatica di Libero, Panorama e Il Foglio per spingere il ciarlatano Scalfarotto si è mossa solo nei primi giorni, ma quando dai piani alti è arrivato il dietrofront i sostenitori sono scomparsi dal primo all'ultimo, lasciando i poveri blogger "allineati" col cerino acceso. E i risultati parlano chiaro: una standing ovation di pernacchie.

Insomma, il signor Scalfarotto se ne torna da dove era venuto, con il suo ridicolo 0,6% di voti alle primarie. Più o meno uguali agli ascolti di Otto e Mezzo su La7, guarda tu il caso.

PS: il fatto che Scalfarotto fosse gay non ne fa necessariamente un soggetto da sostenere tout-court, manco da queste parti.

17 ottobre 2005

Dubbi volatili

Mi chiedo:
- ma se da qualche parte leggo che l'influenza aviaria non è ancora passata dai volatili alla specie umana, perché da altre fonti si contano almeno una sessantina di morti in Asia, di cui almeno 4 recentissimi in Indonesia?

- se non si sa bene come è fatto questo virus, com'è che già si produce un vaccino, che tipicamente è una roba fatta ad hoc sul virus stesso?

- se non c'è alcun rischio immediato, perché si stanno abbattendo milioni di animali nel mondo?

- come mai si parla dei morti e dell'influenza aviaria sin dal 1998 e la moda è scoppiata solo adesso?

- cosa c'entrano i gatti d'angora (di Ankara) e, soprattutto, perché guardano tutti male la mia povera gatta?

Io ammetto di non capirci nulla: l'unica certezza che ho è che le rassicurazioni del ministro della Salute Storace valgono per me quanto le dichiarazioni della Loredana Lecciso su Novella 2000. Quindi, io da domani mi compro la mascherina. Statemi lontani, please.

11 ottobre 2005

Lino B., ma chi frequenti?

Io non capisco proprio. Uno ci mette una vita a farsi una carriera, una rispettabilita', una posizione, un nome, e poi basta un attimo per buttare giù tutto. Tutti parlavano di lui come di una brava persona: gentile, cordiale, non dava fastidio a nessuno, lavorava tutto il giorno e i clienti andavano e venivano con soddisfazione.
Ora questa brutta storia: Lino B., trans milanese 50enne meglio noto come "Patrizia", ma come ti è venuto in mente di portarti a casa della gentaccia come questo drogato di Lapo Elkann?

10 ottobre 2005

Lapo fashion victim!

Cari miei, non abbiamo capito un cazzo neppure stavolta. La moda e' quella di finire in ospedale per cocaina, ormai lo fanno tutti e noi siamo rimasti indietro, come sempre. Come siamo demode', noi con le nostre birrette.

Update: la stampa si è scatenata sulla notizia e il papà di Lapo è indignato: "mi vergogno di essere italiano", ha detto. Gentile Alain, per cortesia: siamo noi, 56 milioni di italiani, che ci vergognamo di quel coglione buono a nulla di suo figlio, eh.

06 ottobre 2005

Voglia di carta stampata

Update: il post, scritto frettolosamente in treno via UMTS, è stato ora abbondantemente riscritto e spersonalizzato all'occorrenza

Quando c'e' tanto, forse troppo, da lavorare non e' facile trovare il tempo per riflettere e leggere un giornale e l'unica alternativa rimane quella di aggiornarsi tramite i siti dei quotidiani online.

Da un po' di tempo, però, perlomeno da quando l'accesso ai quotidiani online è stato sbarrato per logiche commerciali - che tuttavia non hanno ritorno economico e che potrebbero essere tranquillamente rimosse - quello che rimane dell'informazione online è una vetrina assolutamente insufficiente. La qualita' dei vari Repubblica.it e Corriere.it e' sempre piu' bassa, tra un banner pubblicitario a tutto schermo di XL (il mensile per giovani grassoni, mi par di capire) e uno strillo sui successi dell'ennesimo reality show. Sara' che lo schermo e' piccolo, sara' che bisogna fare fatturato ma il dato di fatto e' che tra banner e sponsorizzazioni di notizie vere ne sono rimaste pochine.

Tre righe di news sono sufficienti per formarsi un'opinione, per fermarsi a riflettere? Assolutamente no. Magari hanno ragione i vari auto-nominati Profeti del blog che dicono che l'informazione online è destinata a finire altrove, ad esempio nei blog? Forse, ma per adesso con i blog si finisce alla mercé di quelli come me che urlano opinioni pur di farsi sentire o nelle vetrine di chi usa il blog per pubblicizzare la propria attività professionale magari per rimediare qualche articolessa sui quotidiani veri o collaborazioni su italiauno.

Guardando l'informazione online italiana appare chiaro che c'e' ancora bisogno di carta stampata, con le sue vecchie notizie del giorno prima consumate e scritte su tre colonne e con il commento politico accanto. Qualcosa da leggere senza essere disturbati dal popup di Meetic con le sue 20.000 italiane con le tette di fuori che pare aspettino proprio me (e aspetteranno a lungo, mi sa): quella carta stampata che qualcosa continua a raccontartelo, imponendoti di fermarti a riflettere qualche minuto in piu' di quello che richiede una schermata web 800x600.

Qui dal treno, in direzione Ferrara (passando per casa a Rimini), sento la mancanza della carta stampata forse perchè non ne ho a disposizione sotto le mani e forse anche per non vedere, nascondendomi nel giornale, la faccia da cazzo del passeggero che mi sta di fronte e che non smette di parlare al cellulare. Ma anche, probabilmente, per leggere qualcosa di piu' di uno strillo informativo sul web o sul cellulare 3g, che su Internet ancora non si trova: qualcuno che faccia un ragionamento intelligente e magari lo faccia avendone titolo, avendo gia' ragionato a lungo e con risultati apprezzabili, con una stima che si e' guadagnato per la sua vita e la sua storia e non perche' e' bravo a mettere i metatag e a installarsi movabletype.

05 ottobre 2005

TiVo aspettami!

Come potete immaginare, sono gia' in lista d'attesa per ricevere uno dei primi decoder MySky per la tv satellitare, quelli che SKY distribuira' da meta' novembre.
Il decoder fara' quello che avrei sempre voluto fare da vent'anni dall'apparizione dei videoregistratori e che nessun apparecchio ancora fa: registrarmi i programmi che voglio e farmeli vedere quando voglio io, proprio come volevo io, senza farmi perdere tempo con le videocassette, con l'orario da programmare sul videoregistratore, senza frizzi e lazzi.

Potro' guardare soltanto Star Trek e Will & Grace, nonché i cartoni animati di South Park e Mucca&Pollo, dimenticando completamente tutto il resto che viene trasmesso. Ah, finalmente il primo vero strumento di liberta' che abbia conosciuto nella mia breve esistenza - costo 7 euro al mese, ma la liberta' ha il suo prezzo.

01 ottobre 2005

Giornalismi isterici

E' divertente vedere, in questi giorni di sciopero, la qualità di informazione che arriva dai giornalisti non sindacalizzati. Come sempre "quelli di destra", che se ne fregano degli scioperi della categoria, continuano a scrivere la loro immondizia. Se leggete R-Esistenza Settimanale dell'ottima Rita vi fate un idea di cosa intendo, e saprete tutto del nuovo fidanzato di Silvie Lubamba e delle ottanta ore di lavoro di quel fancazzista di Tremonti.

Dall'altra parte c'è il sindacato coi suoi diritti e la difesa del proprio lavoro, certo, ma anche i propri ridicoli estremismi. In questi giorni ho letto la vicenda di un giornalista di "Italia Oggi" licenziato dall'azienda e che ora, nonostante la decisione del tribunale del lavoro a lui favorevole, non vuole assumerlo.

Il giornalista in questione si rifiutava di lavorare perché come superiore aveva un "non-giornalista", ossia un dirigente della casa editrice. A lui non piaceva il suo capo non ritenendolo all'altezza della propria professionalità giornalistica e quindi, nel nome della "Carta dei doveri" che disciplica le gerarchie giornalistiche, ha smesso di lavorare. L'azienda, invece di gonfiarlo di botte e sbatterlo in miniera come avrei fatto io, lo ha più civilmente licenziato. Ma lui protesta, perché sebbene si rifiuti di lavorare vuole comunque che gli venga pagato lo stipendio. Un caso limite, ovviamente, ma che evidenzia una certa mentalità dei giornalisti che in questi giorni scioperano: noi e il nostro ordine siamo al di sopra di qualunque ragionevole forma di buon senso.

Anni fa c'era stato un referendum, per abolire questo obbrobrio corporativo che è l'Ordine dei Giornalisti; non è che prima o poi riusciamo ad adeguare le leggi italiane a quelle europee anche in questo settore, eh?