Di norma non faccio post dedicati a post altrui, perché si finisce per diventare una cosca mafiosa tra pochi blogger che si linkano tra di loro e si fanno favori: non vorrei ritrovarmi a dover condurre un programma su RaiRadio2 pure io, che c'avrei di meglio da fare nella vita (e ce l'hanno pure il 5% gli ascoltatori di Radio2 che sono scappati - ultimi dati Audiradio - dalla attuale programmazione).
Detto questo, i post altrui li leggo in abbondanza e li commento pure. Il post "Born to be alive" di M.B. mi ha fatto sorridere e piangere contemporaneamente, è un piccolo capolavoro. Avrei dovuto scriverlo io, porca pupazza.
30 novembre 2005
29 novembre 2005
Le dimissioni di Papa Benedetto
Esce oggi il documento della Chiesa Cattolica che proibisce a "coloro che praticano l' omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta 'cultura gay'" di far parte del Clero.
Il documento, elaborato dalla Congregazione per l'Educazione cattolica e annunciato più volte negli ultimi mesi, parla chiaro: fuori i gay dalla Chiesa, sia che abbiano relazioni sessuali sia che non le abbiano. E' da prevedere quindi che in giornata il sig. Ratzinger, uomo corretto e limpido, la cui onestà intellettuale nessuno di noi osa mettere in dubbio, abbandonerà definitivamente il Vaticano insieme al suo compagno di vita Georg Gaenswein. Un momento importante nella storia della Chiesa Cattolica, insomma.
Il documento, elaborato dalla Congregazione per l'Educazione cattolica e annunciato più volte negli ultimi mesi, parla chiaro: fuori i gay dalla Chiesa, sia che abbiano relazioni sessuali sia che non le abbiano. E' da prevedere quindi che in giornata il sig. Ratzinger, uomo corretto e limpido, la cui onestà intellettuale nessuno di noi osa mettere in dubbio, abbandonerà definitivamente il Vaticano insieme al suo compagno di vita Georg Gaenswein. Un momento importante nella storia della Chiesa Cattolica, insomma.
28 novembre 2005
Harry Potter e la cofana di popcorn
Due ore e mezzo di sofferenza dalla quale fatico ancora a riprendermi: e' stato come vedere le dieci puntate di La Freccia Nera tutte insieme una dopo l'altra e purtroppo senza Loretta Goggi. Una rassegna di banalita' vecchie come il cucco per spillare soldi a grandi e ragazzini senza un minimo di buon gusto. E poi basta: l'attore che fa Harry Potter ormai c'ha 20 anni e si vede lontano un miglio.
Voto: zero. Ma il calendario 2006 coi bulgari si trova in giro?
22 novembre 2005
Sciopero sindacale
Scusate l'interruzione, ma c'ho da fare. Quindi riscrivo tra un po', ma sono vivo e vegeto. Baci. Ps. venerdi' faccio sciopero davvero, la finanziaria fa schifo e il governo pure, evviva il comunismo e la libbertà.
20 novembre 2005
Saving Camila: reality movie in dieci puntate
La mia gatta Camila e' stramba quanto il padrone: non sa saltare e quando ci prova inciampa e cade sul fianco, lei non cade sulle quattro zampe come tutti gli altri gatti. Camila ha paura degli estranei e del mondo esterno: conosce solo un ristretto giro di umani pelati che le saltellano attorno al ritmo dei videoclip di Madonna e quindi ha dell'umanita' una concezione un po' deviata. Il mondo esterno è quello della finestra sul cortile condominiale, dal quale lei guarda senza scendere a confrontarsi con i gatti del cortile, anche quando la finestra viene lasciata aperta.
L'altra sera Camila ha fatto qualcosa che non aveva fatto mai: è scomparsa, lasciandomi in preda alla disperazione in una fredda notte romana che sembrava non finire mai. Una storia perfetta per uno sceneggiato su RaiUno di dieci puntate almeno, che vi racconto qui. Gli sceneggiatori sono gia' all'opera sullo script: per il casting si fa il nome di Bruce Willis nella parte di ZonaSedna. Per Càmila, si prevede il doppiaggio di Paola Cortellesi.
Prologo - episodio pilota: niente miao miao, niente frrrrr, nessun corpo peloso che si strusciava tra le mie gambe: quando aprii la porta lei non era ad aspettarmi sull'uscio come tutte le sere. "Dove sei, Ciccia Camila?" dissi. Nessuna risposta. Drama. Terrore. Paranoia.
Primo episodio: il rapimento.
I vicini mi odiano, mi hanno sempre odiato, aveva ragione Z. che me lo diceva sempre e io non gli credevo. Mi hanno preso Camila e l'hanno chiusa in un sacco e buttata nel'immondizia dopo averla uccisa. Ho cercato e rovistato in tutti i cassonetti del quartiere. Niente.
Secondo episodio: l'incidente.
E' caduta fuori e si e' nascosta per la paura. Forse e' stata investita da una macchina. Controllo in strada le tracce di sangue, ma non ce ne sono. Ho perlustrato il cortile al buio, con la luce del cellulare, un centimetro dopo l'altro, niente.
Terzo episodio: gli interrogatori.
Chiedo alla vicina Anna, che rivive il dramma della scomparsa del suo gatto Mario e si dispera. Chiedo nel "basso napoletano" dove si gioca a carte in cortile, alla lattaia, all'anziano gattaro. Nessuna notizia.
Quarto episodio: la disperazione.
Ho vagato per ore nel quartiere parlando da solo ed agitando bastoncini al gusto manzo, i suoi preferiti, chiamandola. E' un miracolo che qualcuno insospettito non abbia chiamato i carabinieri.
Quinto episodio: l'azione.
"Smarrita gatta grigia, taglia media, collarino azzurro. Telefonare 123456 - Ricompensa". Ne appendo uno davanti al bar, l'altro al supermercato, uno al negozio di cibo per animali e l'ultimo nel condominio. Cerco su Internet i siti per i gatti scomparsi, mi interrogo su dove sia finita Donatella Raffai.
Sesto episodio: la paranoia.
Me l'ha presa qualcuno dei blog risentito per quello che scrivo. Quelli di Forza Italia, sono stati loro. C'entra sicuramente Giuliano Ferrara e il mandante e' ovviamente Sofri: stavolta pero' il figlio. L'esecutore e' Z.: e' loro amico e mi vuole del male da sempre. Il teorema e' perfetto, come la soluzione: li odio tutti, gli brucio casa, datemi la tanica di benzina. Pena di morte subito.
Settimo episodio: la preghiera.
Giro per la casa invocando l'aiuto di tutti i Ganesh appesi alle pareti, mi genufletto, recito antichi mantra, tento la meditazione trascendentale, visualizzo la gatta e provo a mettermi telepaticamente in contatto con lei. Riscopro la mia religiosita' come Guttuso quando cazzo mi fa comodo.
Ottavo episodio: l'elaborazione del lutto.
Tento di tranquillizzarmi come mi ha insegnato la mia strizzacervelli, "Camila ormai e' grande ed aveva bisogno della sua vita, la sua liberta', sono un padre castrante ed oppressivo". Ma come fara' senza di me, lei che mangia croccantini di una sola marca e rifiuta categoricamente tutte le altre? "Morira' di fame, ma questo era il suo destino, lasciamola libera di vivere le sue esperienze. 80 Euro, ci rivediamo martedi'."
Nono episodio: il sonno e la rassegnazione.
E' l'una e mezza di notte, stanco dalle ricerche tento di dormire ma gli occhi sono sbarrati sul soffitto. Dieci gocce di xanax. Mi sento solo. Camila non c'e' piu', forse non c'e' mai stata. Chiamo la persona che amo, ma non risponde. Forse dorme, forse non e' mai esistita, forse e' tutta una illusione dietro una follia. Abbrutimento.
Decimo episodio: il lieto fine.
Alle prime luci dell'alba mi sveglio e riprendo la ricerca. Le orecchie a sventola fanno da radar. Sento un gatto che piange in strada, ma non e' Camila, perche' lei ha la vocina e questo invece strilla. Mi avvicino comunque: il gatto fa silenzio e mi guarda con l'aria saputella e muove la testa verso il muro del cortile di fronte. Io guardo e riesco ad intercettare un impercettibile "pio pio" dietro il muretto. Sembra un pulcino. Alzo la voce e dico "Camila, c'e' qui papa'". Il pio pio diventa un miao miao deciso, sempre flebile ma piu' riconoscibile.
E' lei!
C'e' un muretto e la ringhiera che protegge il palazzo di fronte. La chiamo, si avvicina e, nonostante i tentativi, non riesce a uscirne, perche' Camila non sa saltare. Scavalco io e alle sei del mattino entro nel giardino di casa di non so bene chi. Ringrazio di essere a Roma: nella libera America mi avrebbero sparato addosso nella approvazione di tutti, Cnn compresa.
Salto dentro nel giardino sgarrandomi una mano e raccolgo Camila terrorizzata e infreddolita. Lei, come una signorina salvata da un supereroe, si aggrappa a me con tutte le zampe e le unghie che ha a disposizione. "Andiamo a casa, bambina mia, sei salva".
L'altra sera Camila ha fatto qualcosa che non aveva fatto mai: è scomparsa, lasciandomi in preda alla disperazione in una fredda notte romana che sembrava non finire mai. Una storia perfetta per uno sceneggiato su RaiUno di dieci puntate almeno, che vi racconto qui. Gli sceneggiatori sono gia' all'opera sullo script: per il casting si fa il nome di Bruce Willis nella parte di ZonaSedna. Per Càmila, si prevede il doppiaggio di Paola Cortellesi.
Prologo - episodio pilota: niente miao miao, niente frrrrr, nessun corpo peloso che si strusciava tra le mie gambe: quando aprii la porta lei non era ad aspettarmi sull'uscio come tutte le sere. "Dove sei, Ciccia Camila?" dissi. Nessuna risposta. Drama. Terrore. Paranoia.
Primo episodio: il rapimento.
I vicini mi odiano, mi hanno sempre odiato, aveva ragione Z. che me lo diceva sempre e io non gli credevo. Mi hanno preso Camila e l'hanno chiusa in un sacco e buttata nel'immondizia dopo averla uccisa. Ho cercato e rovistato in tutti i cassonetti del quartiere. Niente.
Secondo episodio: l'incidente.
E' caduta fuori e si e' nascosta per la paura. Forse e' stata investita da una macchina. Controllo in strada le tracce di sangue, ma non ce ne sono. Ho perlustrato il cortile al buio, con la luce del cellulare, un centimetro dopo l'altro, niente.
Terzo episodio: gli interrogatori.
Chiedo alla vicina Anna, che rivive il dramma della scomparsa del suo gatto Mario e si dispera. Chiedo nel "basso napoletano" dove si gioca a carte in cortile, alla lattaia, all'anziano gattaro. Nessuna notizia.
Quarto episodio: la disperazione.
Ho vagato per ore nel quartiere parlando da solo ed agitando bastoncini al gusto manzo, i suoi preferiti, chiamandola. E' un miracolo che qualcuno insospettito non abbia chiamato i carabinieri.
Quinto episodio: l'azione.
"Smarrita gatta grigia, taglia media, collarino azzurro. Telefonare 123456 - Ricompensa". Ne appendo uno davanti al bar, l'altro al supermercato, uno al negozio di cibo per animali e l'ultimo nel condominio. Cerco su Internet i siti per i gatti scomparsi, mi interrogo su dove sia finita Donatella Raffai.
Sesto episodio: la paranoia.
Me l'ha presa qualcuno dei blog risentito per quello che scrivo. Quelli di Forza Italia, sono stati loro. C'entra sicuramente Giuliano Ferrara e il mandante e' ovviamente Sofri: stavolta pero' il figlio. L'esecutore e' Z.: e' loro amico e mi vuole del male da sempre. Il teorema e' perfetto, come la soluzione: li odio tutti, gli brucio casa, datemi la tanica di benzina. Pena di morte subito.
Settimo episodio: la preghiera.
Giro per la casa invocando l'aiuto di tutti i Ganesh appesi alle pareti, mi genufletto, recito antichi mantra, tento la meditazione trascendentale, visualizzo la gatta e provo a mettermi telepaticamente in contatto con lei. Riscopro la mia religiosita' come Guttuso quando cazzo mi fa comodo.
Ottavo episodio: l'elaborazione del lutto.
Tento di tranquillizzarmi come mi ha insegnato la mia strizzacervelli, "Camila ormai e' grande ed aveva bisogno della sua vita, la sua liberta', sono un padre castrante ed oppressivo". Ma come fara' senza di me, lei che mangia croccantini di una sola marca e rifiuta categoricamente tutte le altre? "Morira' di fame, ma questo era il suo destino, lasciamola libera di vivere le sue esperienze. 80 Euro, ci rivediamo martedi'."
Nono episodio: il sonno e la rassegnazione.
E' l'una e mezza di notte, stanco dalle ricerche tento di dormire ma gli occhi sono sbarrati sul soffitto. Dieci gocce di xanax. Mi sento solo. Camila non c'e' piu', forse non c'e' mai stata. Chiamo la persona che amo, ma non risponde. Forse dorme, forse non e' mai esistita, forse e' tutta una illusione dietro una follia. Abbrutimento.
Decimo episodio: il lieto fine.
Alle prime luci dell'alba mi sveglio e riprendo la ricerca. Le orecchie a sventola fanno da radar. Sento un gatto che piange in strada, ma non e' Camila, perche' lei ha la vocina e questo invece strilla. Mi avvicino comunque: il gatto fa silenzio e mi guarda con l'aria saputella e muove la testa verso il muro del cortile di fronte. Io guardo e riesco ad intercettare un impercettibile "pio pio" dietro il muretto. Sembra un pulcino. Alzo la voce e dico "Camila, c'e' qui papa'". Il pio pio diventa un miao miao deciso, sempre flebile ma piu' riconoscibile.
E' lei!
C'e' un muretto e la ringhiera che protegge il palazzo di fronte. La chiamo, si avvicina e, nonostante i tentativi, non riesce a uscirne, perche' Camila non sa saltare. Scavalco io e alle sei del mattino entro nel giardino di casa di non so bene chi. Ringrazio di essere a Roma: nella libera America mi avrebbero sparato addosso nella approvazione di tutti, Cnn compresa.
Salto dentro nel giardino sgarrandomi una mano e raccolgo Camila terrorizzata e infreddolita. Lei, come una signorina salvata da un supereroe, si aggrappa a me con tutte le zampe e le unghie che ha a disposizione. "Andiamo a casa, bambina mia, sei salva".
14 novembre 2005
Giuro che stavolta non c'entro
Interruzione consensuale di rapporto
Autocertificazione ai sensi dell'articolo etc.etc.
Io sottoscritto Sedna Zona, nato a Roma il 4 Gennaio 1977, nel pieno possesso delle mie facolta' mentali, dichiaro di aver effettuato le seguenti attivita' nelle ultime tre settimane:
- seguito in diretta mondiale (ore 21.15 CET) nonché rivisto per n. 4 volte l'esibizione della sig.ra Luisa Madonna Ciccone durante lo spettacolo televisivo Mtv Music Awards, dove il dramma umano della sig.ra Ciccone nel suo eterno tentativo di azzeccare almeno una che sia una nota musicale veniva dolorosamente rievocato e mai risolto;
- partecipato a n. 2 serate in discoteca interamente destinate all'uscita dell'ultimo capolavoro "Confessioni sulla pista da ballo" durante le quali i brani del suo CD venivano ripetuti piu' e piu' volte sino a provocare la schiuma alla bocca;
- assistito a n. 3 esibizioni di drag queen e travestite varie nella ripetizione ossessiva e maniacale del videoclip della canzone "M'attacco" dove la sig.ra Ciccone in una palestra londinese si dimena indossando un'imbarazzante calzamaglia rosa porcellino;
- effettuato almeno 23 conversazioni per la durata complessiva di 675 minuti nella quale sono stati discussi, analizzati e commentati ogni singolo movimento, nota, portamento, paio di occhiali, smagliatura, polpaccio e refrain della suddetta sig.ra Ciccone;
- intervenuto e commentato in n. 18 blog italiani ed internazionali che hanno affrontato il tema della pubblicazione del nuovo CD, della password di protezione su WinMx, delle lunghe file da Messaggerie Musicali all'apertura della distribuzione del cd originale, sull'efficacia del remix di "M'attacco" con e senza la campionatura della celebre canzone degli Abba intitolata "Dammi dammi dammi";
- scaricato svariati mp3 protetti da password compressi com WinRar successivamente salvati su Cd e poi convertiti in Wma ed installati su cellulare come mp4 da cui poi riportati ad essere mp3 dove pero' non si sentivano correttamente e allora ho dovuto rifare tutto da capo.
Ritengo quindi di avere assolto ai miei doveri nei confronti della suddetta che non ha piu' nulla a che pretendere dal sottoscritto per almeno i prossimi due anni.
In fede, Sedna Zona
Io sottoscritto Sedna Zona, nato a Roma il 4 Gennaio 1977, nel pieno possesso delle mie facolta' mentali, dichiaro di aver effettuato le seguenti attivita' nelle ultime tre settimane:
- seguito in diretta mondiale (ore 21.15 CET) nonché rivisto per n. 4 volte l'esibizione della sig.ra Luisa Madonna Ciccone durante lo spettacolo televisivo Mtv Music Awards, dove il dramma umano della sig.ra Ciccone nel suo eterno tentativo di azzeccare almeno una che sia una nota musicale veniva dolorosamente rievocato e mai risolto;
- partecipato a n. 2 serate in discoteca interamente destinate all'uscita dell'ultimo capolavoro "Confessioni sulla pista da ballo" durante le quali i brani del suo CD venivano ripetuti piu' e piu' volte sino a provocare la schiuma alla bocca;
- assistito a n. 3 esibizioni di drag queen e travestite varie nella ripetizione ossessiva e maniacale del videoclip della canzone "M'attacco" dove la sig.ra Ciccone in una palestra londinese si dimena indossando un'imbarazzante calzamaglia rosa porcellino;
- effettuato almeno 23 conversazioni per la durata complessiva di 675 minuti nella quale sono stati discussi, analizzati e commentati ogni singolo movimento, nota, portamento, paio di occhiali, smagliatura, polpaccio e refrain della suddetta sig.ra Ciccone;
- intervenuto e commentato in n. 18 blog italiani ed internazionali che hanno affrontato il tema della pubblicazione del nuovo CD, della password di protezione su WinMx, delle lunghe file da Messaggerie Musicali all'apertura della distribuzione del cd originale, sull'efficacia del remix di "M'attacco" con e senza la campionatura della celebre canzone degli Abba intitolata "Dammi dammi dammi";
- scaricato svariati mp3 protetti da password compressi com WinRar successivamente salvati su Cd e poi convertiti in Wma ed installati su cellulare come mp4 da cui poi riportati ad essere mp3 dove pero' non si sentivano correttamente e allora ho dovuto rifare tutto da capo.
Ritengo quindi di avere assolto ai miei doveri nei confronti della suddetta che non ha piu' nulla a che pretendere dal sottoscritto per almeno i prossimi due anni.
In fede, Sedna Zona
10 novembre 2005
I gay palestinesi e Israele
"Israele è l'unico paese che accoglie i gay palestinesi che fuggono dalla persecuzione omofoba in Palestina". L'avete letto qualche tempo fa sul Corriere della Sera, a firma di Paolo Mieli, vero? O forse l'avevate letto su Il Foglio, a firma Daniele Scalise? Oppure ancora l'avete sentito dire da Gad Lerner su La 7 o da Platinette su Canale 5? Ve l'ha detto quell'amico che legge il Riformista e va alle manifestazioni di Giuliano Ferrara?
Beh, sappiate che è tutto falso. Non si tratta solo di una simpatica leggenda metropolitana, ma di storia inventata di sana pianta nel 2002 da un giornalista politicizzato nella "destra israeliana", tal Yossi Klein Halevi, sul settimanale conservatore americano "New Republic" (come a dire il nostro "Il domenicale" di Marcello dell'Utri). Da questo articolo la stampa internazionale ha ripreso la bufala arricchendola di particolari raccapriccianti, tutti rigorosamente mai verificati o documentati, e facendola rimbalzare in tutto il mondo.
Sul numero di Pride di Novembre c'è un eccezionale articolo di Stefano Bolognini che documenta, passo dopo passo, l'eccezionale lavoro fatto dalla redazione di Pride per verificare tutte le fonti possibili della notizia nonché tutti i passaggi che la notizia bufala ha fatto sui giornali internazionali.
Molti hanno parlato di gay palestinesi rifugiati: purtroppo l'ambasciata israeliana conferma che nessun omosessuale palestinese ha mai ottenuto status di rifugiato. Nessun tipo di asilo politico, nulla di nulla. Anche l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati in via ufficiosa conferma che ci sono forse 500 palestinesi con lo status di rifugiato in Israele, di cui ZERO per ragioni di discriminazione sessuale.
Si narra di gay palestinesi uccisi dai propri parenti durante il Ramadam (Daniele Scalise su "Il Foglio" si dilunga con un certo piacere nei particolari splatter): le associazioni gay israeliane confermano che non ne sanno nulla e ne hanno letto anche loro dai giornali internazionali. La notizia poi era stata sconfessata già nel 2003 anche dal Parlamento Europeo, dietro interpellanza dei deputati radicali italiani.
Insomma: tutto falso. Israele non ha mai fatto nulla in difesa dei diritti dei gay palestinesi o arabi. Israele non è mai stata considerata da qualche gay musulmano come un posto dove andare a vivere felicemente. Anzi.
Cosa c'è di vero, allora? E' vero che la Palestina è un paese conservatore e che non c'è un riconoscimento dei diritti dei gay (come d'altronde in Italia...). E' verissimo che l'Autorità Palestinese se ne infischia dei pochi richiami al rispetto dei diritti umani della comunità GLBT in Palestina, ed è vero che la condizione di chi vive in famiglia è spesso drammatica (come quella di tanti gay della provincia siciliana o veneta, per capirsi) ma non è vero che Israele faccia qualcosa per loro e non è vero che "scappino" dai territori occupati per andare in Isreale.
Ma allora, qual'è l'origine della leggenda metropolitana? Almeno una origine vera, documentabile, un fatto, ci sta? Il redattore di Pride, a furia di scavare, la trova: a Tel Aviv, come gli viene confermato da Haneen Maikey della associazione gay Jerusalem Open House, vivono in condizioni pietose "50 o 60 giovani palestinesi" che si prostituiscono, non parlano ebraico e vivono nell'illegalità. Eccoli qua: sono loro, i gay palestinesi che vivono felicemente in Israele.
Questi ragazzi, altro che rifugiati, quando vengono acchiappati dalla polizia israeliana vengono rispediti a casa loro. Esattamente come le centinaia di marocchini, moldavi e polacchi che si prostituiscono a Roma o a Milano per trenta euro a botta. Una realtà che certi giornalisti italiani dovrebbero provare a conoscere prima di scrivere articoli narrandola come vessillo di libertà.
E senza i trenta euro in mano, grazie.
Beh, sappiate che è tutto falso. Non si tratta solo di una simpatica leggenda metropolitana, ma di storia inventata di sana pianta nel 2002 da un giornalista politicizzato nella "destra israeliana", tal Yossi Klein Halevi, sul settimanale conservatore americano "New Republic" (come a dire il nostro "Il domenicale" di Marcello dell'Utri). Da questo articolo la stampa internazionale ha ripreso la bufala arricchendola di particolari raccapriccianti, tutti rigorosamente mai verificati o documentati, e facendola rimbalzare in tutto il mondo.
Sul numero di Pride di Novembre c'è un eccezionale articolo di Stefano Bolognini che documenta, passo dopo passo, l'eccezionale lavoro fatto dalla redazione di Pride per verificare tutte le fonti possibili della notizia nonché tutti i passaggi che la notizia bufala ha fatto sui giornali internazionali.
Molti hanno parlato di gay palestinesi rifugiati: purtroppo l'ambasciata israeliana conferma che nessun omosessuale palestinese ha mai ottenuto status di rifugiato. Nessun tipo di asilo politico, nulla di nulla. Anche l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati in via ufficiosa conferma che ci sono forse 500 palestinesi con lo status di rifugiato in Israele, di cui ZERO per ragioni di discriminazione sessuale.
Si narra di gay palestinesi uccisi dai propri parenti durante il Ramadam (Daniele Scalise su "Il Foglio" si dilunga con un certo piacere nei particolari splatter): le associazioni gay israeliane confermano che non ne sanno nulla e ne hanno letto anche loro dai giornali internazionali. La notizia poi era stata sconfessata già nel 2003 anche dal Parlamento Europeo, dietro interpellanza dei deputati radicali italiani.
Insomma: tutto falso. Israele non ha mai fatto nulla in difesa dei diritti dei gay palestinesi o arabi. Israele non è mai stata considerata da qualche gay musulmano come un posto dove andare a vivere felicemente. Anzi.
Cosa c'è di vero, allora? E' vero che la Palestina è un paese conservatore e che non c'è un riconoscimento dei diritti dei gay (come d'altronde in Italia...). E' verissimo che l'Autorità Palestinese se ne infischia dei pochi richiami al rispetto dei diritti umani della comunità GLBT in Palestina, ed è vero che la condizione di chi vive in famiglia è spesso drammatica (come quella di tanti gay della provincia siciliana o veneta, per capirsi) ma non è vero che Israele faccia qualcosa per loro e non è vero che "scappino" dai territori occupati per andare in Isreale.
Ma allora, qual'è l'origine della leggenda metropolitana? Almeno una origine vera, documentabile, un fatto, ci sta? Il redattore di Pride, a furia di scavare, la trova: a Tel Aviv, come gli viene confermato da Haneen Maikey della associazione gay Jerusalem Open House, vivono in condizioni pietose "50 o 60 giovani palestinesi" che si prostituiscono, non parlano ebraico e vivono nell'illegalità. Eccoli qua: sono loro, i gay palestinesi che vivono felicemente in Israele.
Questi ragazzi, altro che rifugiati, quando vengono acchiappati dalla polizia israeliana vengono rispediti a casa loro. Esattamente come le centinaia di marocchini, moldavi e polacchi che si prostituiscono a Roma o a Milano per trenta euro a botta. Una realtà che certi giornalisti italiani dovrebbero provare a conoscere prima di scrivere articoli narrandola come vessillo di libertà.
E senza i trenta euro in mano, grazie.
08 novembre 2005
Daniele Luttazzi prende i soldi dal Berlusca
I giornalisti italiani in questi giorni sono in sciopero e comunque sono troppo impegnati a sbranare il cadavere di Paolo Bonolis, reo di aver insultato i vertici della cupola dell'Ordine dei Giornalisti, per segnalarvi questa notizia.
Lo faccio quindi io: Silvio Berlusconi è stato condannato a rifondere in favore di Daniele Luttazzi, Marco Travaglio e Ballandi Entertainment le spese di giudizio pari a 16.855 Euro, per la causa intentata dal Berlusconi stesso contro il comico televisivo che, durante una puntata del programma Satyricon, l'aveva accusato di essere un politico colluso con ambienti mafiosi, implicato in operazioni di riciclaggio e mille altre cosine simpatiche. Berlusconi aveva chiesto 20 miliardi di risarcimento danni, richiesta che è ovviamente stata rigettata dal Tribunale.
Il Tribunale ha stabilito che le dichiarazioni di Luttazzi e Travaglio, che sono costati loro l'impossibilità di realizzare nuovi programmi in tv per ben cinque anni - a causa della censura richiesta da Berlusconi stesso e rispettata da tutti i canali televisivi - non erano offensive ma erano una "legittima critica politica", nonché "notazioni comiche" per le battute di Luttazzi.
Lo faccio quindi io: Silvio Berlusconi è stato condannato a rifondere in favore di Daniele Luttazzi, Marco Travaglio e Ballandi Entertainment le spese di giudizio pari a 16.855 Euro, per la causa intentata dal Berlusconi stesso contro il comico televisivo che, durante una puntata del programma Satyricon, l'aveva accusato di essere un politico colluso con ambienti mafiosi, implicato in operazioni di riciclaggio e mille altre cosine simpatiche. Berlusconi aveva chiesto 20 miliardi di risarcimento danni, richiesta che è ovviamente stata rigettata dal Tribunale.
Il Tribunale ha stabilito che le dichiarazioni di Luttazzi e Travaglio, che sono costati loro l'impossibilità di realizzare nuovi programmi in tv per ben cinque anni - a causa della censura richiesta da Berlusconi stesso e rispettata da tutti i canali televisivi - non erano offensive ma erano una "legittima critica politica", nonché "notazioni comiche" per le battute di Luttazzi.
07 novembre 2005
Libertà e schiavitù nelle Americhe
Chi è stato negli USA negli ultimi anni ha potuto vedere (se non aveva gli occhi bendati) che tutta la manodopera è affidata al lavoro degli hispanici messicani, sottopagati e senza alcuna tutela contrattuale ne' diritti, una forma di schiavismo del 2000 uguale a quella dei secoli passati (con alcune eccezioni ovviamente: il resto della manovalanza è affidato agli illegali dalla Cina). Lo schiavismo messicano negli Stati Uniti è una delle conseguenze degli accordi compresi nel "libero scambio commerciale" con gli USA. L'altra conseguenza, che chiunque può vedere andandosi a fare un giro in Messico, è che da anni tante aziende nordamericane si sono spostate nel Messico a sfruttare tranquillamente il lavoro minorile, a pagare tasse vicino allo zero ed a compiere qualunque altra nefandezza nella più totale impunità.
"L'accordo di libero scambio", che sulla carta sembrerebbe cosa buona e giusta, produce solo drammatiche conseguenze: se in teoria una azienda messicana potrebbe aprire stabilimenti negli USA e, sempre in teoria, un ragazzotto di Detroit potrebbe effettivamente trasferirsi a fare il lavapiatti sottopagato e senza contratto a Città del Messico, questo nella realtà non avviene.
"Cumbre de las Americas", la grande conferenza di questi giorni in Argentina che riuniva i paesi delle americhe aveva l'obiettivo politico, fortemente voluto da Bush, di trasformare anche l'Argentina, il Brasile e il Venezuela in un terzo mondo da sfruttare secondo le necessità statunitensi. La scorsa settimana questo accordo non c'è stato: i governi di Brasile, Venezuela e Argentina hanno rispettato le posizioni dei propri cittadini che manifestavano per mantenere la loro libertà politica e commerciale ed hanno deciso di non fare nessun "accordo commerciale di libero commercio" con Stati Uniti e Canada.
Ha vinto la gente, insomma. Quella che vuole mantenere la propria dignità e vuole la tutela dei propri diritti di lavoratore. Hanno vinto le aziende argentine e brasiliane che sarebbero state trasformate in succursali di aziende americane senza più alcuna tutela dei lavoratori, se fortunate, o sarebbero state chiuse per essere sostituite da quelle straniere. Magari hanno vinto altri interessi, più localistici e personali. Forse era in gioco il prestigio di qualche politico sudamericano, boh. Ma a me stavolta piace pensare che abbiamo vinto noi. E per una volta hanno perso i Poteri Forti. Yeah.
"L'accordo di libero scambio", che sulla carta sembrerebbe cosa buona e giusta, produce solo drammatiche conseguenze: se in teoria una azienda messicana potrebbe aprire stabilimenti negli USA e, sempre in teoria, un ragazzotto di Detroit potrebbe effettivamente trasferirsi a fare il lavapiatti sottopagato e senza contratto a Città del Messico, questo nella realtà non avviene.
"Cumbre de las Americas", la grande conferenza di questi giorni in Argentina che riuniva i paesi delle americhe aveva l'obiettivo politico, fortemente voluto da Bush, di trasformare anche l'Argentina, il Brasile e il Venezuela in un terzo mondo da sfruttare secondo le necessità statunitensi. La scorsa settimana questo accordo non c'è stato: i governi di Brasile, Venezuela e Argentina hanno rispettato le posizioni dei propri cittadini che manifestavano per mantenere la loro libertà politica e commerciale ed hanno deciso di non fare nessun "accordo commerciale di libero commercio" con Stati Uniti e Canada.
Ha vinto la gente, insomma. Quella che vuole mantenere la propria dignità e vuole la tutela dei propri diritti di lavoratore. Hanno vinto le aziende argentine e brasiliane che sarebbero state trasformate in succursali di aziende americane senza più alcuna tutela dei lavoratori, se fortunate, o sarebbero state chiuse per essere sostituite da quelle straniere. Magari hanno vinto altri interessi, più localistici e personali. Forse era in gioco il prestigio di qualche politico sudamericano, boh. Ma a me stavolta piace pensare che abbiamo vinto noi. E per una volta hanno perso i Poteri Forti. Yeah.
02 novembre 2005
Non ci sperate: muto come un pesce sono
Non ci sperate: non dirò manco mezza parola sulla manifestazione di fronte all'Ambasciata Iraniana organizzata dal Foglio. Potete picchiarmi, torturarmi, farmi tutto quello che vi pare, ma io non parlo.
D'altronde, di fronte a dichiarazioni che suonano come minacce mafiose da parte di Riccardo Pacifici (*), "l'Imam" romano della Comunità Ebraica, come si può rispondere se non con la stessa brutta moneta, ossia con l'omertà? Zitti, tutti zitti. Obbedire ed andare a manifestare. Tutti contro l'Iran.
E' un brutto momento questo in Italia: dopo Ruini e Ratzinger, adesso anche il clero ebraico comincia a dare ordini ai politici italiani, brandendo il proprio potere e il proprio gruzzolo di voti elettorali per ricattare i politici che, ossequiosi, sono tutti pronti a manifestare accanto alla destra liberal di Giuliano Ferrara contro l'Iran per chiedere, con la stessa imbecillità del leader iraniano, qualcosa di molto vicino alla scomparsa dell'Iran dalle carte geografiche.
Dall'altra parte, ovviamente, c'è un folle che sta mettendo a repentaglio la vita della propria gente nel nome dell'integralismo più becero. Sono andato a rileggermele, le dichiarazioni di Ahmadinejad, e sono proprio di quelle peggiori. Roba che l'Onu ha già condannato, comunque: perché approfittarne per farne l'ennesima campagna pubblicitaria de Il Foglio? Perché strumentalizzare e fare minacce mafiose ai politici che non saranno a quella manifestazione?
Gli unici che hanno avuto il coraggio di manifestare la propria contrarietà sono i Verdi, che hanno manifestato oggi nel nome del rispetto di TUTTE le risoluzioni dell'Onu e della libera e pacifica esistenza di TUTTI gli Stati, nessuno escluso. Tutti gli altri, persi nella loro omertà e nel loro marketing plan elettorale. Zitti, zitti.
(*) "Gli ebrei italiani verificheranno attentamente chi parteciperà alla manifestazione e chi no, perché non c'è dubbio che chi eviterà di partecipare e non ci sarà verrà considerato un nemico non solo di Israele ma anche degli ebrei italiani".
D'altronde, di fronte a dichiarazioni che suonano come minacce mafiose da parte di Riccardo Pacifici (*), "l'Imam" romano della Comunità Ebraica, come si può rispondere se non con la stessa brutta moneta, ossia con l'omertà? Zitti, tutti zitti. Obbedire ed andare a manifestare. Tutti contro l'Iran.
E' un brutto momento questo in Italia: dopo Ruini e Ratzinger, adesso anche il clero ebraico comincia a dare ordini ai politici italiani, brandendo il proprio potere e il proprio gruzzolo di voti elettorali per ricattare i politici che, ossequiosi, sono tutti pronti a manifestare accanto alla destra liberal di Giuliano Ferrara contro l'Iran per chiedere, con la stessa imbecillità del leader iraniano, qualcosa di molto vicino alla scomparsa dell'Iran dalle carte geografiche.
Dall'altra parte, ovviamente, c'è un folle che sta mettendo a repentaglio la vita della propria gente nel nome dell'integralismo più becero. Sono andato a rileggermele, le dichiarazioni di Ahmadinejad, e sono proprio di quelle peggiori. Roba che l'Onu ha già condannato, comunque: perché approfittarne per farne l'ennesima campagna pubblicitaria de Il Foglio? Perché strumentalizzare e fare minacce mafiose ai politici che non saranno a quella manifestazione?
Gli unici che hanno avuto il coraggio di manifestare la propria contrarietà sono i Verdi, che hanno manifestato oggi nel nome del rispetto di TUTTE le risoluzioni dell'Onu e della libera e pacifica esistenza di TUTTI gli Stati, nessuno escluso. Tutti gli altri, persi nella loro omertà e nel loro marketing plan elettorale. Zitti, zitti.
(*) "Gli ebrei italiani verificheranno attentamente chi parteciperà alla manifestazione e chi no, perché non c'è dubbio che chi eviterà di partecipare e non ci sarà verrà considerato un nemico non solo di Israele ma anche degli ebrei italiani".
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