Come nel film "Le Vite degli altri", visto ieri al cinema, c'è un mondo di infelici che decide di passare la vita a spiare quella altrui. Duecentomila tedeschi dell'Est controllavano, per conto della Stasi, ogni attimo dell'esistenza degli altri cittadini della DDR. E da ogni denuncia per atti contrari al regime dittatoriale comunista scaturivano torture, prigioni, suicidi, vite distrutte.
Non è molto diverso da quello che ha fatto Tronchetti Provera con la sua Telecom nei confronti di migliaia di italiani per un suo tornaconto economico e personale. O quanto fa Fabrizio Corona con le sue fotografie. Si spia il dipendente per beccarlo in flagrante e licenziarlo, si spia l'ex fidanzata per continuare a torturarla, si spia la vicina di casa per sputtanarla al condominio.
Perché si decide di perseguitare qualcun altro sorvegliandone le azioni, le parole, ogni frase che scrive, pronti a denunciarlo all'Autorità Superiore, alla Stasi che abbiamo ancora ovunque? Io credo che lo spionaggio sia l'ultima risorsa di coloro che, credendosi onnipotenti, tentano di controllare il mondo e l'altro con ogni mezzo possibile. Nel tentare ossessivamente ed ostinatamente di rendere infelici tutti gli altri c'è probabilmente l'ultima strada per non accettare il proprio non-essere onnipotenti. Ed il proprio fallimento.
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