In questi giorni il bollettino dei licenziamenti è lungo: Citibank, British Telecom, Sun Microsystem e tante altre: centinaia di migliaia di posti di lavoro che scompaiono nel mondo.Questo accade perché, con la crisi delle borse, imprenditori ed azionisti tentano di mantenere alti i loro redditi alla solita maniera: si aumentano i dividendi sulle azioni e gli stipendi dei dirigenti grazie ai soldi che si risparmiano licenziando centinaia o migliaia di dipendenti e collaboratori a vario titolo. La logica di chi prende queste decisioni è abbastanza chiara: quei 1500 euro tolti a 10 dipendenti devono andare a coprire l'unico stipendio di un dirigente. Il resto è carne da macello.
Se i licenziati all'estero si ricollocano con una certa facilità, qui in Italia le cose vanno peggio: il mercato del lavoro non funziona e chi oggi rimane senza un impiego rischia di rimanerci per sempre. Non solo: attorno a sé trova un clima culturale e politico di intolleranza, di odio e disprezzo inimmaginabile.
Io sono rimasto turbato dal tono dei commenti che ho letto su Punto Informatico relativi al licenziamento di 236 persone della società Engineering, una delle principali aziende di tecnologie in Italia. Sulla notizia di una azienda molto ricca e in attivo che butta fuori dall'oggi al domani senza un reale motivo 236 persone, le reazioni dei lettori di Punto Informatico - sito informativo per addetti ai lavori che svolgono professsioni analoghe - è in massima parte di soddisfazione.
"Finalmente 236 fannulloni in meno", "Io ci godo, finirete dietro il bancone della cassa di un McDonalds", "licenziatene di più, così io che resto mi aumenteranno lo stipendio!", "tornate a fare i contadini", "se l'azienda li caccia vuol dire che se lo meritano", "massa di caproni, andate a casa!". E' una gara tra chi fa l'insulto più volgare, più offensivo, più violento contro chi ha perso il lavoro senza averne motivo.
Come per il personale dell'Alitalia o gli insegnanti, anche loro tutti "fannulloni" da disprezzare e licenziare, anche in questo caso c'è un vero e proprio linciaggio mediatico in stile talebano contro chi ha la sola colpa di essere indifeso. Perché odiare gli altri è facile: non è necessario usare il cervello ma basta lo stomaco, perché essere parte del branco che attacca fa sentire più forti, perché ci si illude che "gli altri" siano qualcosa di diverso e lontano dal proprio piccolo mondo, senza capire che - dall'oggi al domani - si potrebbe stare dall'altra parte, quella del lapidato.
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