Pochi giorni di distanza dall'evento sismico in Abruzzo: proviamo a fare una riflessione sul terremoto. Si poteva prevenire in qualche modo? Come fanno all'estero?Pochi secondi prima: l'apparecchio di allarme terremoti
In Giappone vendono piccoli apparecchi che avvisano quando una scossa di terremoto sta arrivando. Poco prima di un terremoto, l'apparecchio si accende e diffonde l'allarme, con una voce che indica tra quanti secondi ci sarà il terremoto e quanto sarà potente. Funzionano grazie alla rete capillare di sismografi - non tanto diversa da quella italiana - e sfruttano il fatto che la scossa di terremoto è composta da più "onde", ognuna delle quali viaggia a velocità diversa. La più rapida - onda P, che fa pochi danni - è quella che fa accendere l'apparecchio e comunicare l'allarme. Un terremoto con epicentro a 30 chilometri di distanza può far attivare l'allarme mediamente 8-10 secondi prima dell'arrivo della scossa violenta. Può sembrare poco, ma 8 secondi possono essere il tempo giusto per mettersi in salvo. In Abruzzo l'allarme sarebbe arrivato solo di due-tre secondi prima della scossa.: il tempo di svegliarsi ed alzarsi dal letto, forse. Ma erano comunque due secondi in più.
Poche ore prima: il kit di sopravvivenza
Su SkyTG24 una famiglia de L'Aquila ieri ha raccontato che, grazie alla preparazione di un kit di sopravvivenza ed alcuni piccoli accorgimenti in casa messi in atto poche ore prima del terremoto - chiavi di casa inseriti nelle porte per scappare più rapidamente, oggetti rimossi dalle stanza pscappare più rapidamente io - sono riusciti a mettersi in salvo rapidamente. Negli Stati Uniti consigliano regolarmente, in occasione di terremoti ma più facilmente di tornadi ed uragani, di tenere sempre a disposizione un kit per la sopravvivenza. Uno zaino con acqua e qualche scatoletta di cibo, abiti caldi di scorta, cerotti e medicine di primo soccorso, foto della propria famiglia, una radio FM per sentire le notizie, una torcia a batterie, una mascherina anti-polvere, un martello e uno scalpello, un po' di soldi in contanti e delle carte di credito. Quegli oggetti che, in caso di sopravvivenza alla scossa, possono rivelarsi utilissimi per sé e per il prossimo. Ma anche in caso di crollo: la disidratazione è una delle cause principali di morte per chi è rimasto vivo ma intrappolato dalle macerie.
Qualche giorno prima: l'allarme per lo sciame sismico
Abbiamo passato anni a prendere in giro gli americani che, per il rischio terrorismo, mandavano in TV e sui giornali il segnale di pericolo "ROSSO", ogni qualvolta che la Cia segnalava il rischio ravvicinato di attentati terroristici. I terremoti più gravi in Italia sono spesso preceduti da settimane di brevi scosse, che i sismografi italiani registrano costantemente. Non è detto che lo sciame sismico preannunci sempre un terremoto grave, ma sempre meglio il "procurato allarme" che morire sotto le macerie. Le previsioni del tempo ormai ci dicono tutto sui raggi solari UV e sul polline in arrivo: non costa nulla aggiungere anche l'informazione sul rischio sismico nella settimana. Un allarme dato in anticipo serve ad organizzarsi o anche - se necessario - ad abbandonare la propria casa per alcuni giorni o settimane. Serve a far arrivare le tende provvisorie, nel caso ci sia da costruire una tendopoli, a far scorte di medicinali, ad aumentare nella zona le ambulanze ed i militari. Perché fare tutto questo dopo la scossa, se è possibile organizzarsi prima? Perché ogni comune d'Italia non è obbligato ad organizzarsi in caso di emergenza? Qui da scaricare un esempio, sempre dal Giappone, di materiale informativo che viene distribuito in caso di pre-allerta terremoti.
Qualche anno prima: costruzioni anti-sismiche
Su questo punto, sul quale tutta la stampa sta insistendo, è inutile dilungarsi: l'Italia è un paese di banditi e di ladri, siamo un popolo di disonesti e ne paghiamo le conseguenze. Le leggi che obbligavano a costruire case anti-sismiche ci sono già da anni, ma il buon senso dei costruttori avrebbe dovuto spingere - anche al di là delle leggi - a costruire case sicure da tanto tempo. Ma non è così: anche gli ospedali e le strutture pubbliche, come si è visto a L'Aquila, sono state costruiti lucrando sui criteri anti-sismici senza poi applicarli veramente, tanto poi chi va a controllare? E su questo è inutile nutrire speranza: ancora qualche ora o qualche giorno e la tragedia verrà dimenticata.
Per questa e per le prossime generazioni: la ricerca scientifica, senza esclusioni.
La polemica di questi giorni sulle ricerce di Giuliani e sul radon, al di là della validità scientifica del metodo, ricordano ancora una volta che in Italia non è possibile fare ricerca scientifica. Chi ci prova viene visto come un pazzo che fa preveggenze, non come qualcuno che potrebbe avere trovato qualcosa di interessante e che merita attenzione e fondi per finanziare le sue ricerche, come accade negli Stati Uniti, in Giappone, in Gran Bretagna ed altrove. Li abbiamo sentiti tutti allineati, in questi giorni, gli scienziati della Casta degli Eletti: la frase che hanno ripetuto fino all'infinito è stata "I terremoti non si possono prevedere", come fosse un dogma religioso. Nessuno che abbia avuto la dignità di direk, più correttamente: "Nonostante tutti gli sforzi che abbiamo fatto non ci siamo ancora
riusciti, a prevedere i terremoti".
Cosa cambia realmente in Italia, da oggi in poi
Alcune cose - alcune delle quali le abbiamo elencate - potevano essere fatte, ma possiamo essere certi che non verranno fatte neppure in futuro. Anche stavolta, con tanti morti, feriti e decine di migliaia di senza-tetto... nulla cambierà: ieri sera su Canale 5, è stata finalmente recuperata la puntata del Grande Fratello che ci eravamo persi, per fortuna, a causa del terremoto. Possiamo tutti quanti spegnere nuovamente il cervello e tirare un sospiro di sollievo.

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