La stessa nostra faccia
Guardo le foto di Cho Seng Hui, il ragazzo sudcoreano che ha ucciso 32 studenti del suo college americano qualche giorno fa: sono le foto tratte da un videomessaggio girato tra il primo omicidio di due studenti e la strage di altri 30. Immaginavo di vedere lo sguardo di un pazzo ed invece ritrovo lo stesso sguardo e la stessa faccia dei marines americani o di Bruce Willis in uno dei suoi numerosi film violenti, la stessa espressione di chi si sente forte e potente grazie al potere di una pistola nelle mani.
Quel ragazzo ha la nostra stessa faccia: quella che esibiamo in ufficio coi subordinati (per chi ne ha) o guardiamo sul volto del nostro capo tutte le mattine. Cosa c'è ancora da stupirci, insomma, se un ragazzo fa quello che il mondo gli ha insegnato a fare? Che differenza c'è tra sparare ai propri compagni di classe senza alcun motivo o sparare contro centinaia di civili iracheni, senza alcun motivo?
Anzi, lancio pure una proposta agli amici "radicali pannelliani non violenti", i più grandi sostenitori italiani del libero uso ed abuso delle armi da fuoco. Perché non fate un bel referendum anche qui in Italia per liberalizzare l'uso e l'acquisto delle armi qui in Italia? Alla Coop, come coi farmaci. E son certo che stavolta le lobby non direbbero di no.

