Auguri, Signor Sulu
George Takei, l'attore noto per aver interpretato il personaggio di Sulu nella prima serie di Star Trek, sta per convolare a giuste nozze. Auguri :)
George Takei, l'attore noto per aver interpretato il personaggio di Sulu nella prima serie di Star Trek, sta per convolare a giuste nozze. Auguri :)
Sono più di cinquanta anni che la CBS americana trasmette la soap-opera "As the World turns", con più di tredicimila episodi trasmessi e centinaia di attori che hanno fatto parte del cast della soap. Realizzata dalla Procter & Gamble (il detersivo Dixan e altre decine di prodotti che abbiamo in casa), è un pezzo della storia americana: uno degli episodi più tristemente famosi fu quello del 22 Novembre 1963 quando gli attori che recitavano in diretta furono interrotti per annunciare l'omicidio del presidente Kennedy.
Negli anni questa tradizionale soap - che in Italia è stata trasmessa per qualche anno su Rete4 ("Così gira il mondo") - ha dovuto aggiornarsi: nel 1988 ha avuto il primo personaggio gay e lo scorso Agosto finalmente la prima coppia gay che si baciava appassionatamente. Scandalo, ovviamente: "guardiamo da anni le soap e certe cose qui non succedono!" sono state le prime frasi dei telespettatori. Poi qualcosa è cambiato: la coppia gay ha cominciato a funzionare, seppur senza baci e segni di affetto particolari.
La svolta c'è stata con la puntata del 14 Febbraio, San Valentino, quando la soap ha mostrato tutte le coppie della storia che festeggiavano e si baciavano ad eccezione della coppia gay. E qui sono ripartite le proteste dei telespettatori: ma che fanno questi due, non si baciano mai?
I fans della soap (non le associazioni gay) protestano, scrivono, denunciano la Procter & Gamble, lanciano una raccolta di firme ed un sito web di protesta: chi se importa se sono gay, vogliamo vederli baciare come tutti gli altri. "Se non volevano mostrarceli allora non li dovevano far fidanzare: adesso vogliamo vedere tutto!". Nello stupore della CBS e degli autori. Siamo nel 2008 (negli USA, ovviamente).

Barack Obama sarà assai probabilmente il prossimo candidato alle elezioni presidenziali statunitensi. Sempre che non lo facciano fuori prima.
Dal mese di maggio, Obama gode di una protezione speciale da parte dei Servizi Segreti statunitensi che, memori di quanto accadde a Kennedy o a Luther King, perquisiscono tutti i partecipanti ai comizi di Obama, "bonificano" il territorio (ossia controllano l'assenza di armi, bombe, etc.).
L'altra settimana al suo comizio al Reunion Arena di Dallas, città dove fu ucciso Kennedy, è successa una cosa curiosa: migliaia di persone attendevano in fila all'ingresso dello stadio il proprio turno per entrare passando attraverso il controllo dei metal detector. Un'ora prima però del comizio i Servizi Segreti federali hanno deciso di interrompere qualunque controllo su borse e zainetti, spegnere i metal detector e di fare entrare tutto il pubblico insieme. Strano, eh? Proprio a Dallas, pensa un po'.
Per fortuna che la polizia locale di Dallas, che stava collaborando, ha avvisato lo staff di Obama. Ed ha continuato a fare, di nascosto dai Federali, qualche controllo qua e la. A pensar male non si sbaglia, talvolta.
A me Barack Obama non convince più di tanto, ma il video fatto dal rapper dei Black Eyed Peas a supporto dello slogan "Yes we can" è proprio bello. Una frase piccola piccola, ma che probabilmente ha fatto girare il vento definitivamente dalla sua parte. E che in versione rap suona ancora meglio.
Troppo presi dal "supermartedì" elettorale tra la Clinton e Obama, quest'anno gli americani non si sono fatti prendere più di tanto dalla annuale follia per il SuperBowl, ossia la partita finale del campionato di football americano.
Senza la tetta al vento di Janet Jackson degli scorsi anni e senza grandi spot pubblicitari, senza novità tecnologiche o Iphone da lanciare sul mercato, il SuperBowl fotografa bene l'ariaccia di crisi economica e di crolli in borsa. E l'unico spot televisivo che si è fatto notare durante il Superbowl 2008 (quello di Etrade, un servizio di borsa online), ci chiarisce bene in che mani siano finite le borse internazionali. Perché investire in borsa, se i trader sono questi qui? :-)
| economia, pubblicità, spot, superbowl, usa
Al Gore ha vinto il Nobel per la Pace, un riconoscimento bello ed importante per le attività che sta facendo sui temi ambientali della difesa del pianeta.
Curiosa la vita con le sue sliding-doors: Al Gore è il Presidente degli Stati Uniti eletto democraticamente il 7 Novembre del 2000 al quale, con la più grave truffa elettorale di questi anni, è stato tolto il ruolo per assegnarlo al candidato che aveva perso le elezioni, ossia George W. Bush.
Cosa ha significato avere un criminale come George W. Bush alla presidenza USA - o meglio, un imbecille dietro al quale si nasconde un gruppo di criminali - lo sappiamo tutti: dittature rinvigorite grazie ai soldi statunitensi, fine degli accordi di pace tra Israle e Palestina, strage dell'11 Settembre, guerra contro l'Afghanistan, guerra contro l'Iraq... tutto per un bilancio di centinaia di migliaia, forse milioni di persone morte a causa della politica violenta e guerrafondaia di quell'uomo e dei poteri "forti" che rappresenta.
Per questo il Nobel ad Al Gore e al movimento che rappresenta fa piacere, ma contemporaneamente provoca rabbia a chi ha un po' di memoria, poiché quel premio rappresenta anche e soprattutto la Pace che in questi anni ci è stata negata e che il Presidente degli Stati Uniti Al Gore avrebbe potuto garantirci.
| afghanistan, al gore, george w. bush, iraq, israele, nobel, palestina, usa
Ultima di una lunga lista, è di oggi la notizia che anche l'arcidiocesi di Los Angeles della nostra Chiesa Cattolica è costretta a mettere in vendita la sua sede principale ed altri 50 edifici per risarcire dei crimini pedofili compiuti dai propri preti.
A Los Angeles fino allo scorso Dicembre la Chiesa del sig. Ratzinger ha già pagato 40 milioni di dollari per risarcire le vittime di 46 diverse violenze fatte dai propri preti, ma i soldi ancora non bastano: ci sono 500 cause legali ancora in piedi.
La notizia la trovate ovviamente sulle prime pagine della stampa internazionale (qui da BBC): l'omertà dei media italiani si conferma anche stavolta.
Guardo le foto di Cho Seng Hui, il ragazzo sudcoreano che ha ucciso 32 studenti del suo college americano qualche giorno fa: sono le foto tratte da un videomessaggio girato tra il primo omicidio di due studenti e la strage di altri 30. Immaginavo di vedere lo sguardo di un pazzo ed invece ritrovo lo stesso sguardo e la stessa faccia dei marines americani o di Bruce Willis in uno dei suoi numerosi film violenti, la stessa espressione di chi si sente forte e potente grazie al potere di una pistola nelle mani.
Quel ragazzo ha la nostra stessa faccia: quella che esibiamo in ufficio coi subordinati (per chi ne ha) o guardiamo sul volto del nostro capo tutte le mattine. Cosa c'è ancora da stupirci, insomma, se un ragazzo fa quello che il mondo gli ha insegnato a fare? Che differenza c'è tra sparare ai propri compagni di classe senza alcun motivo o sparare contro centinaia di civili iracheni, senza alcun motivo?
Anzi, lancio pure una proposta agli amici "radicali pannelliani non violenti", i più grandi sostenitori italiani del libero uso ed abuso delle armi da fuoco. Perché non fate un bel referendum anche qui in Italia per liberalizzare l'uso e l'acquisto delle armi qui in Italia? Alla Coop, come coi farmaci. E son certo che stavolta le lobby non direbbero di no.
L'avvio della campagna elettorale di Hillary Clinton è un bell'evento: parla diretto al cuore ed al cervello degli americani pensanti, quelli che hanno un computer con Internet e sono stanchi della non-informazione dei media tradizionali. Per carità, Hillary è un bluff mediatico come qualunque altro politico statunitense, ma bisogna riconoscere che il personaggio lo stanno costruendo bene.
Ricordo quando qualche anno fa avevo dato una mano a chi doveva progettare il sito Internet di Rutelli per la sua campagna alla presidenza del Consiglio. E ricordo le cortesi pernacchie ricevute ai suggerimenti di aprire un blog, una chat e di mettere dei video. Parlare al cittadino? E perché mai?
Il messaggio di Hillary è chiaro: io ascolto i miei concittadini. Rispetto al menefreghismo del clan di Bush è un grande passo in avanti.